venerdì 31 ottobre 2008
FACCIAMO IL REFERENDUM
Se si facesse il referendum, si farebbe sulla legge Gelmini. E su quella legge andrebbero contati i SI ed i NO. Non sulle chiacchere 'attorno' alla legge Gelmini. Per questo dico che vorrei farlo 'sto referendum. E vediamo che cosa esce fuori (una volta cadute le chiacchere, o quantomeno tutto quello che non è legge Gelmini, ma si fa surrettiziamente passare per tale).
PS: certo poi se dovessero vincere i NO ci sarebbe chi dice che gli italiani sono ignoranti e non capiscono, ma almeno non potrebbero più sostenere di essere, su questo, la maggioranza del paese. Semmai la minoranza 'intelligente' (bontà loro)
PPS: la verità è che nemmeno Veltroni probabilmente vuole farlo, ma ha solo interesse a continuare a montare l'onda di protesta, tenere agitate le acque per mantenerle torbide.
giovedì 30 ottobre 2008
IL SOLITO SAGGIO RICOLFI
Ma parliamo della sostanza. Che cosa sta succedendo nella scuola e nell’università? Perché studenti, docenti e genitori paiono trovarsi dalla medesima parte della barricata?
Quel che sta succedendo è relativamente chiaro, almeno per chi conosce i dati di fondo dell’istruzione in Italia e riesce a non farsi accecare dalle proprie credenze politiche. Sia la scuola sia l’università dissipano una quota di risorse pubbliche considerevole, nel senso che spendono più soldi di quanti, con un’organizzazione più efficiente, basterebbero a garantire i medesimi servizi. Su questo, quando si trovano al governo, destra e sinistra la pensano allo stesso modo.
Chi avesse dei dubbi può consultare due documenti del governo Prodi (il «Quaderno bianco sulla scuola» e il «Libro verde sulla spesa pubblica»). Credo non si sia lontani dal vero dicendo che, con una migliore allocazione delle risorse, sia la spesa della scuola sia la spesa dell’università potrebbero essere ridotte di almeno il 10 per cento a parità di output.
La novità di questi mesi non sta nella diagnosi, ma nella determinazione con cui si sta passando dalle parole ai fatti: la destra al governo sta facendo con la consueta ruvidezza molte cose che la sinistra stessa, magari con più garbo, avrebbe fatto se ne avesse avuto la forza, il tempo e il coraggio (fra queste cose c’è, ad esempio, il rispetto delle norme Bassanini sul numero minimo di allievi per scuola, varate dal centro-sinistra ben 10 anni fa). Del resto fu lo stesso Padoa-Schioppa, all’inizio della scorsa legislatura, ad avvertirci che certi sprechi non possiamo più permetterceli e a ricordarci che il problema di eliminarli dovremmo porcelo comunque, persino se avessimo i conti perfettamente in ordine: ogni spesa, infatti, ha un «costo opportunità», ossia è sottratta ad impieghi alternativi (se buttiamo al vento 8 miliardi per false pensioni di invalidità, automaticamente rinunciamo a una cifra equivalente in asili nido, sussidi di disoccupazione, aiuti ai poveri, sostegno ai non autosufficienti ecc.).
Su questo il governo ha ragioni da vendere, anche se non si può non rilevare che molte misure - pur condivisibili negli obiettivi - diventano criticabili per il modo in cui sono messe in pratica. È il caso, per fare l’esempio più importante, dei tagli all’università, che sarebbero ben più accettabili se punissero ancora più duramente gli atenei in dissesto, ma premiassero con più e non meno soldi gli atenei virtuosi.
Ma quella degli sprechi è solo una delle due facce del problema dell’istruzione in Italia. L’altra faccia è il tragico declino dei livelli di apprendimento, la scarsissima preparazione dei nostri diplomati e laureati, specialmente nelle regioni meridionali. Di questo sono corresponsabili ministri e docenti, ma anche gli studenti e soprattutto le loro famiglie. Il sistema dell’istruzione in Italia si regge su due patti scellerati: nella scuola, il patto fra insegnanti e famiglie, nell’università il patto fra docenti e studenti. Il cardine del primo patto è: l’importante è che il ragazzo sia sereno, vada avanti senza soffrire troppo, prenda il diploma; che poi impari molto o poco conta di meno. Il cardine del secondo patto è: l’importante è arrivare alla laurea, non importa in quanto tempo e imparando che cosa; noi professori pretendiamo sempre di meno da voi studenti, voi studenti non ci importunate e vi accontentate di quel poco che riusciamo a trasmettervi. Naturalmente ci sono anche - nella scuola come nell’università - isole felici e importanti eccezioni, ma il quadro generale è purtroppo diventato questo.
Sono precisamente i due patti non scritti che spiegano l’inconsueta alleanza fra una parte dei docenti, una parte degli studenti e una parte dei genitori. I docenti difendono i posti di lavoro (nella scuola) e le carriere (nell’università). I genitori difendono una scuola che insegna poco e male, ma in compenso non stressa i ragazzi e risolve non pochi problemi reali delle famiglie, specie quando la madre lavora. I ragazzi sono preoccupati per l’avvenire e temono di essere le uniche vittime dei cambiamenti che si stanno preparando per loro.
E hanno perfettamente ragione. Solo che indirizzano la loro ira verso il bersaglio sbagliato. Se fossero calmi e lucidi avrebbero già capito che il futuro non glielo ruba la Gelmini, ma glielo hanno già rubato molti degli adulti al cui fianco marciano con tanta convinzione. La precarietà dei giovani e il ristagno del sistema Italia sono anche il risultato non voluto e non previsto di una lunga e colpevole disattenzione per la qualità dell’istruzione. Il governo non è certo innocente, perché non c’è quasi nulla nei provvedimenti di cui da mesi si discute che lasci prefigurare un innalzamento apprezzabile del livello degli studi, e c’è persino qualcosa che fa temere un ulteriore declino. Ma coloro che aizzano bambini e ragazzi contro le misure del governo non la contano giusta: se davvero avessero a cuore il futuro dei nostri giovani si batterebbero come leoni per tagliare i rami secchi e rendere gli studi molto più seri, più rigorosi, più profondi. Perché lo smarrimento e l’angoscia di questa generazione sono genuini e pienamente comprensibili, ma sono anche il frutto della superficialità con cui gli adulti hanno permesso la distruzione della scuola e dell’università. "
Luca Ricolfi
http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&ID_articolo=5182&ID_sezione=&sezione=
mercoledì 29 ottobre 2008
IL REFERENDUM SUL GREMBIULINO
Sulla questione della scuola e della sua riforma, vera o presunta, c'è chi ha soffiato e continua a soffiare sul fuoco di una protesta assurda, irrazionale e scomposta, evidentemente con il solo fine di creare un clima ostile al governo e fomentare disordini e violenze. Che infatti già non sono mancati.Questa grande protesta ha la sua icona nel ministro Gelmini ed il suo decreto, ora convertito in legge, che prevede alcune novità per la scuola elementare, delle quali il ritorno al maestro unico è la più significativa. Possibile? Si, perché su tale decreto si è detto di tutto, da un lato facendo del terrorismo psicologico infondato (fine della scuola pubblica, licenziamento di oltre 100.000 tra insegnanti e personale della scuola, l’eliminazione del tempo pieno, taglio degli insegnanti di sostegno, riduzione delle ore scolastiche, ecc), dall'altro attribuendogli cose che non lo riguardano affatto, come i tagli a fondi e turnover del personale dell'università approvati questa estate (21 agosto 2008), nell'ambito della legge finanziaria, tra le "Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria".
La cosa paradossale è che il giorno stesso della sua approvazione, c'è chi ha subito proposto il referendum abrogativo della 'legge Gelmini', adducendo come motivazione di tale richiesta l'eliminazione di quei tagli della legge finanziaria che niente hanno a che vedere col decreto Gelmini e che, essendo inquadrati in una legge di bilancio, non possono comunque essere oggetto di referendum.
Il risultato di questa lotta scriteriata sarà trovare qualcuno a raccogliere le firme per l'abrogazione del grembiulino.
Oltre a qualche blocco di trasporto pubblico, qualche immancabile 'occupazione' e saltuari scontri tra supposti studenti 'in agitazione'.
PS: il mio post, ovviamente ironico, è rivolto a chi soffia sul fuoco della protesta, ben sapendo di farlo in maniera distorta e irrazionale, ma essendo solo interessato a cavalcare anche questa confusione. So bene che i tagli ai fondi per l'istruzione siano il vero nocciolo della protesta, ma nessuno, tra i politici dell'opposizione, sembra volersene occupare chiaramente, preferendo godere del montare della demonizzazione di un ministro e di un decreto per tanti versi opportuno e sensato. Con la conseguenza irrazionale di prendersela, di fatto, con il grembiulino ed altre amenità simili.
MA SIAMO PAZZI?
"Subito dopo il via libera del Senato al dl Gelmini i senatori del Pd e dell’Italia dei valori sono scesi in piazza con gli studenti, che da ieri manifestano sotto palazzo Madama, contro il provvedimento del Governo. In testa al gruppo dei senatori la capogruppo del Partito democratico Anna Finocchiaro che, dopo aver letto in aula una lettera di alcuni studenti che aderiscono alla protesta, si è intrattenuta a parlare con alcuni di loro. Alcuni senatori del Pd e dell’Italia dei valori hanno esposto uno striscione molto esplicito: «Passa la Gelmini: referendum»." (Tratto da La Stampa.it, foto compresa)Tutto questo per maestro unico, grembiulino e voto in condotta alle elementari?
PS: Questo è il decreto Gelmini:
http://www.governo.it/Governo/Provvedimenti/testo_int.asp?d=40106
martedì 28 ottobre 2008
PROTESTARE SI, MA PER RIFORMARE, NON CONTRO
Francesco Giavazzi
Tratto da:
http://www.corriere.it/editoriali/08_ottobre_28/La_fabbrica_dei_docenti_e055a842-a4b5-11dd-bdb4-00144f02aabc.shtml
QUANDO L'ENERGUMENO HA RAGIONE

"I tempi della giustizia italiana (penale, civile, amministrativa) sono scandalosamente lunghi, al punto da esporci a fondati e preoccupanti rilievi internazionali. Una giustizia che viaggia con i tempi italiani non merita di chiamarsi giustizia. Di questo, naturalmente, non portano la responsabilità solo i magistrati, essendoci colpe enormi del legislatore. Ma sono responsabili anche i magistrati. Per esempio: la legge è chiarissima, stabilendo che le motivazioni delle sentenze si depositano contemporaneamente o pochi giorni dopo la lettura del dispositivo, e solo in casi eccezionali entro tre mesi. La regola, di fatto, è che le motivazioni arrivano dopo molti mesi, e talora dopo anni. Nessuno paga, perché i tempi che riguardano i cittadini sono perentori (quindi obbligatori), mentre quelli cui devono attenersi i magistrati ordinatori (vale a dire che sono solo indicativi). Non credo sia tollerabile." "Ogni volta che si solleva il tema la risposta dei magistrati è: servono più soldi. Ma noi abbiamo più magistrati e spendiamo più della media europea. Spendiamo troppo, non troppo poco, ma spendiamo male" "Abbiamo avviato l’operazione trasparenza sull’assenteismo nella Pubblica Amministrazione, documentando l’impatto delle assenze per malattia dei dipendenti, dopo l’introduzione delle trattenute previste dal decreto 112, e mettendo i dati in sequenza storica. Il risultato è stato un crollo dei finti malati (-44,6% nel mese di settembre rispetto allo stesso mese di un anno fa). Non è la soluzione di tutti i mali, ma è un passo in avanti. Come sono andate le cose nel comparto della giustizia? Non lo so, non lo sa nessuno, perché quei dati non sono mai arrivati. Hanno risposto alcune amministrazioni centrali, ma la trasparenza è stata rifiutata dall’insieme degli uffici periferici. Non abbiamo dati relativi alle presenze dei magistrati, ma neanche dei cancellieri e dell’altro personale amministrativo, che sono tutti dipendenti pubblici. Che sia chi amministra la giustizia a sottrarsi alla trasparenza non è un bell’esempio." "la fine dell’anarchia giudiziaria, dal punto di vista dell’organizzazione del lavoro negli uffici, è solo un primo passo, piccolo e necessario, perché i costi della giustizia che non funziona sono insopportabili, sia in termini di spesa pubblica che di civiltà collettiva."
Renato Brunetta (ministro per la Pubblica amministrazione e l’Innovazione)
tratto da:
http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&ID_articolo=5173&ID_sezione=&sezione=
lunedì 27 ottobre 2008
OBAMA-GELMINI
«La sinistra ha perso totalmente il rapporto con chi lavora e ora lo sta perdendo anche con gli studenti. Bisogna dirlo con chiarezza: il disastro dell'istruzione in Italia è figlio delle logiche culturali della sinistra contro il merito e la competitività. Per decenni scuola e università sono state usate come distributori di posti di lavoro, di clientele e magari di illusioni».«Quando Veltroni è diventato leader del Pd, ci ho creduto anche io: ho sperato che questo Paese potesse cambiare veramente con un progetto bipartisan. Che potesse essere riformato, abbandonando le vecchie posizioni ideologiche e sindacali responsabili del declino dell'Italia. Speravo che Veltroni si ispirasse alla lezione di Tony Blair. Purtroppo, oggi parla come un rappresentante dei Cobas». «Si è schiacciato sulle posizioni più conservatrici su ogni argomento. Guardi, le dirò qualcosa che non si attende: il mio punto di riferimento è quello che sta facendo Barack Obama in America »«Sta proponendo per la scuola americana provvedimenti simili ai nostri, penso soprattutto agli incentivi al merito per gli insegnanti. E anche lui vuole razionalizzare le scuole sul territorio per destinare i risparmi alla qualità dell'istruzione. E poi, la possibilità per tutti, anche per chi non si può permettere le università costose, di aver una istruzione di qualità. Questo è un vero, coraggioso riformatore: non certo il leader del Pd»«I primi a vivere il disagio della scuola esistente sono proprio i professori, pagati con stipendi da fame e proletarizzati da sinistra e sindacato. E poi, il 30% dei risparmi realizzati, 2 miliardi di euro, sarà utilizzato per pagare meglio i professori sulla base del merito».«Bisognava anche riportare tutti alla realtà. Dire che la gestione allegra del denaro pubblico è finita. E dunque, prima si eliminano gli sprechi. Poi, ma soltanto dopo, si potrà reinvestire in qualità. Questo per quanto riguarda la scuola. Per l'università il 2009 non prevede particolari tagli. Qualche problema potrà esserci dal 2010 ma abbiamo tempo sufficiente per discuterne con chi vuol farlo seriamente».Maria Stella Gelmini
Tratto da:
http://www.corriere.it/politica/08_ottobre_27/scuola_gelmini_intervista_2c9d1c82-a3f1-11dd-b65a-00144f02aabc.shtml
domenica 26 ottobre 2008
GLI STUDENTI NON C'ERANO
venerdì 24 ottobre 2008
'68 0 '48?
Appurato che il decreto Gelmini con l'università non c'entra nulla ( http://www.governo.it/Governo/Provvedimenti/testo_int.asp?d=40106 ), rimarrebbe l'accesa critica su alcuni punti, quelli riguardanti l'università, della legge 133 ("Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria", decreto del 21 agosto 2008). Tale critica sarebbe giustificata dai tagli a fondi e personale dell'università e dalla sua privatizzazione surrettizia. Su quest'ultimo aspetto delle critiche, mi sento di sostenere che si tratti di timori infondati e/o malposti. Nell’articolo 16 della legge 133 (“Facoltà di trasformazione in fondazioni delle università”) si dice semplicemente che le università pubbliche possono deliberare (per decisione del proprio senato accademico) la propria trasformazione in fondazioni di diritto privato, ma “resta fermo il sistema di finanziamento pubblico; a tal fine, costituisce elemento di valutazione, a fini perequativi, l’entità dei finanziamenti privati di ciascuna fondazione” (comma 9). Inoltre, con la trasformazione delle università in fondazioni universitarie, “i trasferimenti a titolo di contributo o di liberalità a favore delle fondazioni universitarie sono esenti da tasse e imposte indirette e da diritti dovuti a qualunque altro titolo e sono interamente deducibili dal reddito del soggetto erogante. Gli onorari notarili relativi agli atti di donazione a favore delle fondazioni universitarie sono ridotti del 90 per cento” (comma 5). Questo sarebbe un danno o una opportunità per le università italiane?
Sulla questione poi dei tagli ai fondi dell'università, effettivamente previsti (riduzione del Fondo di Finanziamento Ordinario di 330 milioni di euro, da qui al 2011) e sul parziale blocco del turnover delle assunzioni (1 su 10 dal 2009, 1 su 5 dal 2010, ed 1 su 2 dal 2012) , bisogna fare chiarezza: si tratta di tagli a risorse necessarie od eliminazione di sprechi (che non ci possiamo più permettere)?
Pare che la spesa di molti atenei sia fuori controllo. Addirittura in alcuni casi la spesa per i soli stipendi sarebbe superiore al totale delle disponibilità di finanziamento di quell'ateneo: è quanto sta accadendo in una università storica come quella di Siena, che utilizza il 104% del finanziamento per il pagamento degli stipendi con il risultato di una vera e propria crisi finanziaria che potrebbe presto coinvolgere altri atenei quali l'università Federico II di Napoli, che spende il 101% e a seguire quelli di Bari, Cassino, Firenze, l' Orientale di Napoli, Pisa e Trieste che «si limitano» a spendere il 90% del fondo di finanziamento. Inoltre in Italia si sono create tante, troppe, piccole università (a tutto svantaggio della qualità di quelli che dovrebbero essere centri di eccellenza), inoltre tante, troppe cattedre e specializzazioni, non giustificate da reali esigenze né tantomeno da una minima logica di razionalità (a supporto di questi argomenti suggerirei un articolo, scritto in tempi non sospetti, dicembre 2006, da Rizzo e Stella sul Corriere della Sera: http://archiviostorico.corriere.it/2006/dicembre/27/Universita_corsi_raddoppiati_anni_co_9_061227072.shtml ).
Dunque, quelle odierne, sono mobilitazioni per difendere la nostra università o per lasciarla affondare definitivamente?
mercoledì 22 ottobre 2008
LA GOCCIA

La mia impressione è che la protesta montante in questi giorni sia in realtà rivolta nei confronti della pessima gestione dell’università, della scuola e della ricerca negli ultimi decenni. E che la Gelmini ed il suo decreto, oltre a quello di Brunetta, siano (o siano usati come) l’elemento catalizzatore dell’esplosione della protesta, il suo capro espiatorio. Come dire: alla fine si fa passare per responsabile del disastro colui il quale, cercando di fare qualcosa (anche se poco, anche se nemmeno sbagliato), con la classica goccia fa traboccare il vaso…
Se si comprende questo, non si può non condividere l'analisi di Geremicca su La Stampa:
http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&ID_articolo=5155&ID_sezione=&sezione=
PS: ho potuto constatare che tanti che protestano contro la Gelmini lo fanno senza nemmeno conoscerne il decreto. Colmiamo questa lacuna:
http://www.governo.it/Governo/Provvedimenti/testo_int.asp?d=40106
martedì 21 ottobre 2008
SABATO 'GRANDE' MANIFESTAZIONE
LA VISIONE STRATEGICA SULLA CRISI DI TREMONTI
http://www.corriere.it/politica/08_ottobre_21/tremonti_banche_e2d48ff0-9f30-11dd-b0d4-00144f02aabc.shtml
domenica 19 ottobre 2008
MARIA STELLA, SANTA, SUBITO

«Un milione e 300 mila persone (l'attuale numero degli addetti alla scuola; nda). Questo ha comportato un aumento della spesa negli ultimi 10 anni del 30%, siamo passati da 33 a 43 miliardi di euro. Non ce lo possiamo permettere ». «Questo riguarda anche le università. Ci sono almeno 5 atenei con i conti fuori controllo. L'università rischia di finire come l'Alitalia e io voglio mettere mano subito a una riforma ». «I sindacati hanno messo in giro la voce che licenzieremo migliaia di insegnanti e molti finiranno negli uffici postali. Falso. Lo dico ad alta voce: non licenzieremo nessuno». «Chi difende lo status quo (a proposito dei precari; nda) fa del male all'università ». «Non ho capito la levata di scudi sulle classi separate. Se un bambino straniero che non conosce l'italiano studia la lingua in corsi separati cos'è, razzismo o buonsenso?». «Nelle università si fanno sentire solo i docenti di sinistra. Sarebbe ora che anche i moderati, per la miseria, mostrassero gli attributi». «Mi ha molto incoraggiata (la telefonata del Presidente Napolitano; nda)».
«Spaventata dai cortei? Neanche un poco. Casomai più decisa di prima».
http://www.corriere.it/politica/08_ottobre_18/gelmini_assunzioni_universita_22ca10d4-9d39-11dd-951d-00144f02aabc.shtml
mercoledì 15 ottobre 2008
IL GOVERNO CHE GOVERNA E CHE PIACE
Il premier al massimo della fiducia
Tremonti, Gelmini, Brunetta: le star
Tra i partiti bene l'Udc e Di Pietro. Il Pd per la prima volta sotto il 30 per cento
di CLAUDIA FUSANI
"ROMA - Un uomo solo al comando, si chiama Silvio Berlusconi: il 62 per cento degli italiani ha fiducia in lui come premier, come leader e come capo del governo."
"Lo dice il sondaggio Ipr marketing per Repubblica.it. Le interviste sono state effettuate il 13 e il 14 ottobre, hanno coinvolto mille cittadini italiani residenti in Italia e disaggregati per sesso, età ed area di residenza. Ha risposto il 93 per cento degli intervistati. Il sondaggio misura la fiducia anche nel governo (costante, 54%) e in ogni singolo ministro. Nella squadra di Palazzo Chigi, Giulio Tremonti strappa il trono a Roberto Maroni grazie a un balzo in avanti di cinque punti percentuale."
"Per la seconda volta Giulio Tremonti conquista il podio più alto (la prima fu a giugno) scalzando per un punto percentuale il collega dell'Interno Roberto Maroni. Il professore ha dimostrato, così almeno dice il sondaggio, di saper tenere dritta la barra nelle tempeste economiche e finanziarie di queste settimane. Soprattutto ha dimostrato che il suo pessimismo, quello per cui ha spiegato di aver blindato a luglio la finanziaria perché in autunno ci sarebbero state tempeste, era fondato e motivato. Gli italiani ricordano e lo premiano. E' sotto di un punto, ma costante rispetto al mese prima, Maroni che tiene duro su immigrazione, lotta alla criminalità e la spunta sul collega alla Difesa Ignazio La Russa circa l'impiego di militari lungo il litorale domizio per fronteggiare i casalesi."
"Renato Brunetta cresce di due punti percentuale (60% di gradimento), sale al terzo posto della classifica, a parità con il titolare della Farnesina Franco Frattini (60%), e si conferma in assoluto il più gradito della squadra di governo. A maggio era al palo, al 45%, tra i più bassi. A giugno, con la campagna sui fannulloni, era già schizzato al sessantuno per cento, secondo solo a Berlusconi."
"La lunga e drammatica trattativa sulla cessione a Cai della compagnia aerea nazionale, il pugno di ferro di Sacconi contro quello di velluto di Letta (non misurato in quanto non è ministro) non spostano il gradimento (58 per cento) nei confronti del ministro del Lavoro. Gradimento che addirittura migliora (di due punti fino ad arrivare al 54%) nei confronti del ministro Guardasigilli (Alfano, nda)."
"La giovane ministra della Pubblica Istruzione (la Gelmini, nda) mette a segno in questo mese il balzo in avanti più consistente,quattro punti (42%) contro i cinque di Tremonti. Eppure le città sono piene di cortei, manifestazioni e sit-in. Tutti contro "Santa Ignoranza" che ha il volto gentile del ministro."
"Il ddl sul federalismo non porta voti ai leghisti: Bossi e Calderoli, che di quella legge sono i depositari, restano stabili, anzi il Senatur scende di un punto. Piacciono, invece, la legge sulla prostituzione e quella sullo stalking (minacce telefoniche), fiori all'occhiello del ministro per le Pari Opportunità Mara Carfagna che guadagna due punti, arriva al 44 per cento e non era mai stata così in alto nei sondaggi di Ipr marketing."
"Il sondaggio questa volta cerca di andare oltre la semplice fiducia e di individuarne i motivi sulla base di quattro indicatori: determinazione, sincerità, competenza e capacità comunicativa. Combinando i risultati, vince alla grande Renato Brunetta: è il più sincero e il più determinato; è al secondo posto per la competenza e al terzo per la capacità comunicativa. Un trionfo. Lo segue Maroni, grande comunicatore, semplice, schematico, la concessione dell'occhialino rosso che non guasta. Tremonti risulta il più competente ma resta in fondo (rilevate solo le prime cinque posizioni) su sincerità e comunicativa."
Tratto da: http://www.repubblica.it/2008/01/sezioni/politica/sondaggi-2008/fiducia-governo/fiducia-governo.html
Fa una certa impressione già di per sé il consenso indiscutibile che sembra riscontrare l'attuale governo Berlusconi nell'opinione pubblica, ma registrarlo sulle pagine di un giornale come 'La Repubblica' fa più effetto ancora, perché dovrebbe esser voce degli oppositori di Berlusconi.
Evidentemente non possono negarlo nemmeno loro.
Non si possono negare nemmeno le motivazioni che possano render tanti non proprio entusiasti di un premier come Berlusconi. Ma che il suo sia un governo vero, che sceglie cosa fare e lo fa (a prescindere dal giudizio di merito su quello che fa), non ci sono dubbi. Ed è per questo che piace. Piace forse soprattutto per il contrasto con l'esperienza precedente del fu governo Prodi. E trova conferma in quel che mostra di sé l'attuale governo ombra: un governo ombra che più ombra non si può (e con il gradimento in costante calo).
Forse dunque anche molti suoi oppositori pensano che, ora, sotto sotto, sia il meno peggio di quanto ci potesse capitare. Almeno fino a quando tornerà la voglia, la motivazione, la capacità di credere in una alternativa valida. Che è lontana all'orizzonte.
domenica 12 ottobre 2008
RIFLESSIONI SULLA PROSSIMA MANIFESTAZIONE DEL 25 OTTOBRE
Davide Giacalone
Tratto da: http://davidegiacalone.it/index.php/politica/25_ottobre_e_iella
«Non è una manifestazione anti-governativa. Anche perché l’intervento messo a punto dal governo per rassicurare i risparmiatori e sostenere il sistema bancario è giusto, è quello che avevamo chiesto anche noi e dunque merita un giudizio positivo. Ma, tanto più in una situazione così drammatica, dobbiamo insistere e farci sentire dal governo Berlusconi e dal ministro dell’economia Tremonti per chiedere di intervenire sul tema fondamentale della pressione fiscale sui salari, che va allentata. Speriamo che ci ascolti».
Tratto dall'intervista di Laura Cesaretti a Enrico Morando (coordinatore del governo ombra):
http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=296903
Chiede in chiusura di intervista la Cesaretti a Morando: C’è qualcuno che nell’opposizione pensa di poter trarre un vantaggio politico da questa crisi? Morando dovrebbe rispondere sì, che purtroppo un sacco di gente a sinistra ha in testa questa roba qui e se ne frega se i risparmiatori italiani hanno perso il sonno. Ma non lo dice. E sceglie ancora di proporre un ragionamento politico: «Spero proprio che non ci sia nessuno che lo pensi. Anche perché, si sbaglierebbe di grosso: quando ci sono situazioni così gravi la gente si stringe attorno al governo pro tempore, è normale che accada. I cittadini hanno un atteggiamento di fiducia nel governo. I calcoli di parte sarebbero infondati oltre che sbagliati: l’opposizione deve fare la sua parte perché l’Italia regga bene allo scossone, e perché le scelte del governo siano all’altezza delle necessità».
Tratto da: http://bazarov.ilcannocchiale.it/2008/10/10/la_miseria_della_sinistra_ital.html
martedì 7 ottobre 2008
SENZA IDEOLOGIE

“La finanza non è un fine ma è un mezzo, la finanza non produce ricchezza, la finanza trasferisce ricchezza.”
"Non c’è un’ideologia che possa essere applicata nel tempo presente, comunque non una delle grandi ideologie del novecento, non il fascismo o il comunismo, che sono bruciati nel rogo delle loro tragedie, non il socialismo che è stato generosamente insufficiente per eccesso, e certo non il nullismo del sessantotto, non il mercatismo degli ultimi anni.
Noi sappiamo che non abbiamo un’ideologia. Ragioniamo empiricamente caso per caso, sapendo che il criterio di fondo, non ideologico ma empirico, è: il mercato se possibile e lo stato se necessario."
“Esiste il mercato ma esiste anche un apparato di regole e di principi politici e morali che trovano la forma solo nel sistema del diritto. Ecco perché io credo che sia sbagliato, o limitante, ridurre tutta la questione al rapporto tra stato e mercato come se ci fosse un problema di difendere il mercato dallo stato: gli stati non hanno la forza per aggredire il mercato, penso che abbiano semmai la capacità di salvare il mercato”.
Brani tratti dal discorso di Giulio Tremonti al convegno dei giovani di Confindustria, il 3 ottobre scorso a Capri.
PS: si ringrazia per la trascrizione dei suddetti brani Perla Scandinava: http://perlascandinava.wordpress.com/
lunedì 6 ottobre 2008
IL PD SULL'ORLO DI UNA CRISI DI NERVI

La crisi ideologica della sinistra, cominciata col fallimento delle varie esperienze di socialismo reale nel mondo, sembrava essere risolta dalla cosiddetta 'terza via', cioè, per dirla con una formula, da una moderna socialdemocrazia compatibile col capitalismo. Una via che trovasse il giusto compromesso tra l'alto grado di benessere, reso possibile dallo sviluppo capitalistico ed industriale, e una adeguata salvaguardia sociale. Tale via, che ha avuto come riferimento pratico le socialdemocrazie nordeuropee e come leader guida Tony Blair, non ha tuttavia saputo dimostrarsi, per l'Europa, una via politica né realmente convincente, né di particolare successo pratico, divenendo una semplice declinazione di liberismo capitalistico, sia pure 'illuminato' (o almeno spacciato essere tale). A questo appannamento ideologico, l'attuale grave crisi finanziaria mondiale sembra aver dato il colpo di grazia: più che ai convinti liberisti conservatori, infatti, che considerano l'attuale come semplice, seppur grave, crisi di ciclo del sistema capitalista, è proprio la sinistra 'moderna' che, avendo già rinnegato il marxismo puro e semplice, avendo dovuto prendere atto del fallimento sociale di quei principi di libera economia di mercato (dei quali aveva fatto bandiera, di 'modernità', appunto), ha visto venir meno ogni tipo di riferimento politico, economico e culturale. La moderna sinistra appare ideologicamente allo sbando: né marxista, né capitalista, non sa più a che santo riferirsi.
Oltre che in crisi ideologica, il PD come partito (suddiviso in mille rivoli e ricco di voci 'critiche' o di esplicito dissenso) e soprattutto il suo segretario, Walter Veltroni, sono in palese impasse per la notevole capacità di azione dimostrata dall'attuale governo di centrodestra e per il positivo riscontro che tale 'attivismo' sembra godere nella maggioranza dell'opinione pubblica. Il PD dimostra, a fronte di ciò, una allarmante incapacità di trovare proposte politiche e battaglie concrete sulle quali coinvolgere (quello che dovrebbe essere) il suo schieramento. Nel PD sembrano non avere più né idee, né un popolo (qual'è oggi, oltre a ciò che resta della CGIL, il popolo della sinistra? ) che dimostri di prestare loro particolare ascolto. Questo spiega il velleitario tentativo di Veltroni di attaccare in maniera violenta e dissennata Berlusconi: è l'unica cosa che gli è rimasta da fare. Almeno fino a che a sinistra non torni la luce.
sabato 4 ottobre 2008
BERLUSCONI COME BENITO?

Copio-incollo l'articolo di Carlo Meroni "AAA cercasi argomenti per sinistra delirante e disfattista (Cav. escluso, please)" pubblicato su l'Occidentale il 3 ottobre 2008:
"Non ci bastava Franco Cordero, che su Repubblica di lunedì scorso scrisse che “Mussolini era politico con difetti calamitosi ma non affarista né pirata, e intellettualmente valeva alquanto più del musicante da crociera”.
Sul Manifesto di ieri, l’intellettuale palindromo Asor Rosa si è spinto persino oltre: “Quali analogie ci possono essere mai tra Berlusconi e Mussolini, tra berlusconismo e fascismo? Ovviamente nessuna: non sono mica scemo. Io non ho inteso (e non ho scritto) che Berlusconi è come Mussolini né che il berlusconismo è come il fascismo: io ho inteso, e scritto che nella specificità e peculiarità delle rispettive identità, Berlusconi ed il berlusconismo sono peggio”.
Eh, certo. Mica è scemo: parificare Mussolini e Berlusconi e magari fare un favore agli ultimi nostalgici rimasti? No, Berlusconi è molto peggio del Duce! Che volete che siano le leggi razziali, la soppressione dei partiti politici e dei sindacati, l’azzeramento ( a volte anche fisico) dell’opposizione, la tentata fuga in maschera verso a Svizzera lasciano la nazione allo sbando?
Nulla, in confronto ad un tycoon che possiede tre televisioni dopo decenni di lungimirante e acuta imprenditoria, fonda un partito dal nulla (grazie anche ai suoi soldi ed alle tv, vero), vince le elezioni democraticamente, governa a modo suo quando gli italiani glielo chiedono e fa l’opposizione quando gli italiani dentro la cabina elettorale gli preferiscono qualcun altro.
Che razza di despota, eh?
Forse il vero problema di questa sinistra, che pur di demonizzare Berlusconi riesce anche nell’impresa di rivalutare politicamente “er puzzone”, è quello di rosicare in un modo pazzesco vedendo il Premier in carica ottenere un filotto dietro l’altro in quasi tutto ciò che fa: sicurezza e lotta al degrado urbano, lotta agli sprechi nella pubblica amministrazione, Alitalia, immondizia napoletana, abolizione dell’ici, rinnovamento dell’elefantiaco, obsoleto ed inefficiente apparato scolastico italiano.
Persino dal colle Quirinale, il cui attuale inquilino si è dilettato con falci e martelli per quasi tutta la sua carriera politica, giungono segnali favorevoli alle “Silviate”: vedi il recente richiamo ad andare avanti sui tagli agli sprechi nella scuola pubblica.
Ed intanto, il consenso popolare del leader azzurro, sale vertiginosamente.
In un’atmosfera così, la sinistra non può che cadere, utilizzando un paragone calcistico, nel cosiddetto “fallo da frustrazione”: il calciatore scarso, nonostante i mille sforzi, non riesce manco morto a levare la palla dai piedi del campione, e pur di lasciarlo involare verso il gol, lo falcia sulle gambe.
Così, dal comprensibile discettare politico composto da differenti opinioni, si passa direttamente al delirio puro: era meglio Mussolini di Berlusconi.
A questo punto, visto tutto quello che ha fatto per l’Italia in questo primo semestre di governo, sarebbe meglio che Berlusconi risponda mussolinianamente ai suoi detrattori con un bel “noi tireremo dritto”!
Scherzi a parte, se proprio posso permettermi di dare un consiglio a Berlusconi, sarei per evitare quei comportamenti che possono essere strumentalizzati da quell’opposizione che lo paragona, se non a Mussolini, all’oligarca russo ed amico Vladimir Putin.
Ad esempio evitando le polemiche come quelle sorte negli ultimi giorni, in merito ad un suo presunto utilizzo eccessivo dei decreti legge, bypassando con troppa leggerezza l’assemblea parlamentare.
Lo stesso presidente della Camera Fini, incalzato da PD ed UDC, si è trovato a dover affermare in aula che “il ricorso ai decreti legge rientra tra le prerogative del governo. Ma un eventuale abuso di questo strumento non solo determinerebbe valutazioni di tipo politico, ma anche il diritto della Camera di far sentire la propria voce”.
Il premier, a mio avviso giustamente, da Napoli ha replicato che l’utilizzo del decreto legge e della fiducia sono i due soli mezzi che gli possano consentire una rapida attuazione dei punti più urgenti del programma di governo votato dalla maggioranza degli italiani.
“Se presentiamo un disegno di legge sulla prostituzione, ci rendiamo conto che entrerà in vigore dopo non meno di diciotto mesi, e con un testo modificato rispetto a quello originario del governo?”
Queste sono state le parole del premier. Come non condividerle? Vero però che l’importanza del dibattito parlamentare è fuori discussione, seppure ci troviamo in un Paese che vanta una lentezza legislativa ormai cronica, ancorata a schemi post-bellici ed assolutamente necessari di una revisione.
E allora perché non evitare le critiche, attuando appieno il programma e coinvolgendo adeguatamente nell’azione politica anche l’organo parlamentare, all’interno del quale Berlusconi può anche vantare quell’ampia maggioranza che le urne gli hanno donato?
Anche qui mi viene in aiuto la recente cronaca: 2 ottobre, Camera dei deputati, emendamento che riguarda la riforma dei processi civili. Dei 270 eletti del PdL, ne sono presenti solo 180. 90 assenti, di cui almeno metà ingiustificatamente. E gli altri? Ufficialmente sono in “missione”, ma dove? Forse alla buvette o al loro secondo incarico istituzionale (assessori regionali, sindaci, presidenti vari…).
La maggioranza è perciò andata sotto, battuta dai voti dell’opposizione.
Ecco il problema: evidentemente i “fannulloni” sono a tutti i livelli della pubblica amministrazione, non solo negli uffici scandagliati dal ministro Brunetta.
Prima delle elezioni Berlusconi disse che erano venti o trenta i personaggi validi di cui aveva bisogno per governare. Gli altri erano utili solo per schiacciare i bottoni.
E’ stato un errore, caro Cavaliere, come Lei stesso può vedere. E da abile imprenditore di successo, avrebbe dovuto saperlo.
In un’azienda infatti, o ci si contorna di validi e scelti collaboratori, dai quali ci si aspetta un serio e schietto confronto ma ai quali è possibile demandare con fiducia anche le incombenze più delicate; o si sceglie di fare tutto (o quasi) da sé, circondandosi di personaggi che perlopiù fungano da contorno numerico e poco altro.
Basta non lamentarsi se poi pensano di essere tutti dei mini-berlusconi, ma non sanno nemmeno capire il dovere, la responsabilità e l’importanza di essere presenti a schiacciare quel bottone."
link per l'articolo originale:
http://www.loccidentale.it/articolo/una+sinistra+delirante+e+disfattista+sempre+pi%C3%B9+povera+di+argomenti%3A+la+linea+guida+resta+la+demonizzazione+de.0059008giovedì 2 ottobre 2008
NON SEMPRE 3 E' MEGLIO KE UAN
Per quale ragione si dovrebbe ritenere che se queste medesime cose semplici ad insegnarle è un singolo maestro (come avvenuto fino al 1990), anziché tre come ora col "modulo"(diversi insegnanti divisi per argomento: uno la grammatica, l'altro la storia e geografia, ad es., magari a rotazione, con metodi d'insegnamento difficilmente omogenei), ciò dovrebbe rappresentare un peggioramento della qualità dell'insegnamento? O non è forse il "modulo" solo un inutile spreco di insegnanti, oltreché una controproducente confusione e deresponsabilizzazione del ruolo dell'insegnante?

