martedì 30 giugno 2009

Aznar si sbilancia per Fini?


«Quel che è più importante per Gianfranco Fini non è tanto quello che ha già fatto, quanto il molto che dovrà ancora fare. Sono convinto che il suo futuro politico sarà brillante e fruttuoso e questo è una buona notizia per tutti noi». «In questi tempi di crisi e di incertezza, abbiamo bisogno di leader, e lui lo è per solidità, principi, affidabilità, coraggio, intelligenza e generosità». «quell’intelligenza ed ampiezza di vedute che hanno contribuito a quel processo di integrazione del centrodestra italiano culminato con la creazione del Popolo della libertà, partito che ha avuto una brillante affermazione alle ultime europee». «Conosco molti uomini politici ma tengo a dire che Fini è un politico serio, con idee valide, che ha una brillante carriera alle sue spalle come vicepresidente del Consiglio e ministro degli Esteri e che ha prestato e continua a svolgere un grande servigio all’Italia e all’Europa perchè difende con lealtà, intelligenza e finezza i suoi principi e gli interessi del suo paese in Europa e nel mondo». «Compagni di schieramento e avversari riconoscono in Gianfranco grandi qualità politiche e disposizione al dialogo e al raggiungimento dell’accordo e di questo hanno tutti avuto modo di rendergliene atto con la serietà e l’autorevolezza delle opinioni espresse nel corso della Convenzione sul trattato per la Costituzione europea».

Queste le parole con le quali José Maria Aznar ha presentato Gianfranco Fini a Navacerrada per l'apertura del Campus della Fondazione presieduta dallo stesso Aznar, fondazione che celebra il suo ventennale, e collegata agli altri think tank europei dell’area moderata, tra i quali la Fondazione FareFuturo che invece fa riferimento a Fini, oltre a Magna Charta ed a Liberal.

«Grazie per le parole molto belle - queste le parole di risposta di Fini ad Aznar - anche se non credo di meritarle tutte. Certo, c’è per Aznar da parte mia grande stima e considerazione per quello che ha fatto e continua a fare per il suo paese e in ambito europeo. A lui sono grato per aver compreso prima di altri il valore del percorso politico della destra in Italia e per i preziosi consigli che ci ha dato per raggiungere l’obiettivo di una grande coalizione del centrodestra nella famiglia del Ppe con i valori e i principi della cultura occidentale».

Foto e citazioni tratte da:
http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/politica/200906articoli/45030girata.asp

sabato 27 giugno 2009

Il nuovo che a sinistra non avanza

Dall'editoriale di Fabrizio Rondolino pubblicato sulla Stampa:
«Il nuovo Pci in Italia e in Europa»: con questo slogan Achille Occhetto convocò a Roma nel marzo del 1989 il XVIII congresso del partito. Era segretario da meno di un anno; un mese dopo quel congresso cominciarono le manifestazioni su Tienanmen, e a novembre il Muro crollò. Il «nuovo» Pci fu messo in liquidazione in meno di otto mesi. Ma il virus linguistico introdotto da Occhetto - quel «nuovo» preso dalla pubblicità che per incanto lava ogni peccato e resetta la storia - si diffuse con rapidità estrema, e il contagio divenne incontrollabile. Era nato il «nuovismo», e la sinistra italiana, dopo quindici anni di Berlusconi, ancora ne professa il culto. (...) L’ubriacatura nuovista attraversò il tormentato parto del Pds: e «nuovista» fu in effetti l’insulto coniato dalla sinistra interna e dal manifesto per bollare l’iniziativa di Occhetto. Michele Serra, che pure appoggiava la «svolta», diede a suo modo il colpo di grazia: per il suo esordio letterario scelse come titolo "Il nuovo che avanza", dove per «nuovo», però, s’intendeva il peggio che gli Anni 80 avevano lasciato in eredità al Paese. (...) Il Pds cavalcò la tigre nuovista fino a identificarsi totalmente con essa: per questo fu tanto brusco il risveglio del ’94, quando Berlusconi - lui sì, almeno tecnicamente, nuovo alla politica - stravinse le elezioni (e a sinistra, per una curiosa ironia linguistica, qualcuno parlò con sufficienza di «homines novi», riesumando il disprezzo dei senatori di Roma antica per chi veniva dal nulla e ne insidiava il potere). (...) Dal Pci è nato il «nuovo Pci», dal «nuovo Pci» il Pds, dal Pds i Ds, dai Ds il Partito Democratico: eppure stiamo ancora discutendo di D’Alema e di Veltroni. Il quale intitolò «La nuova stagione» il famoso discorso del Lingotto, poi divenuto un sito internet e un libro pubblicato all’indomani delle primarie.
Ora è Franceschini a invocare «una fase nuova», di cui sarà il garante e la guida; e proprio al Lingotto si sono riuniti ieri i nuovi nuovisti del Pd, che vorrebbero un «terzo uomo». «Può venire il nuovo che volete - ha detto loro Pierluigi Bersani - ma noi alle spalle abbiamo 150 anni di responsabilità. È questione di 150 anni di storia, di gente che ha fatto sacrifici e che ha pagato ben più di noi»."


A proposito della battaglia appena aperta ed in corso tra le possibili candidature da proporre alla segreteria del PD, tra cui alcuni volti nuovi (come la Serracchiani), acclamati da alcuni quasi come se un giovane segretario potesse d'incanto risolvere i problemi di novità del partito e rinnovarne anche le idee ed il partito tutto, scrive Claudia Mancina:
"Ma solo a prima vista il rinnovamento è un problema generazionale. Nella sostanza è invece un problema di struttura politico-organizzativa, che - in un partito vitale - dovrebbe essere in grado di effettuare in modo democratico il periodico reclutamento di nuovi gruppi dirigenti. Vale la pena di osservare che il Pci, con tutti i suoi difetti, è stato capace di operare il reclutamento delle nuove generazioni sino alla fine della sua esistenza; la leva generazionale di dirigenti democratici di origine post-comunista è ancora l’ultima del Pci. Ovviamente un partito moderno e non comunista deve avere modalità diverse. Le primarie, checché se ne dica, sono state finora l’unico strumento democratico di promozione di nuovi dirigenti: il caso fiorentino (Matteo Renzi, ndnick) è esemplare. Ma essenziale, per la formazione di una nuova leva di dirigenti, è il confronto politico tra proposte strategiche diverse."

Ma quando arriverà
(se mai riuscirà ad arrivare) la vera nuova sinistra?
Potrà mai uscire il "nuovo" senza aver fatto prima un serio processo di analisi critica del "vecchio"?
Il neo PD è nuovo, oppure è già vecchio?
Davvero il problema del PD è solo trovare il segretario giusto?

Le previsioni economiche sono attendibili?


Notevole polemica hanno suscitato le critiche di Silvio Berlusconi, reiterate anche nell'ultima conferenza stampa di ieri, a certo catastrofismo tanto in voga dagli albori di questa grave crisi economica mondiale su gran parte della stampa e dei media. Non perché ritenga giusto falsificare la realtà - la crisi è grave e reale, nessuno l'ha mai messa in dubbio, né potrebbe pensare di farlo, neanche Silvio Berlusconi - quanto perché tale eccessiva tendenza al pessimismo, il porre un eccessivo accento di dramma incombente da parte degli organi di studio e di informazione, oltre ad essere spesso non giustificato e non confermato dal reale andamento dell'economia, genera oggettivamente un effetto negativo reale, rappresentato da sfiducia generalizzata, depressione delle aspettative e dei consumi, che, quelle si, possono avere conseguenze economiche molto negative e reali.
Scrive oggi Luca Ricolfi sulla Stampa:
"Come dare torto al ministro Tremonti quando esterna tutto il suo scetticismo riguardo alle previsioni degli economisti e degli uffici studi sull’andamento del Pil nel 2009? Oggi la maggior parte degli «esperti» prevede per l’Italia un -5.5%, ma appena quattro mesi fa, a febbraio, i medesimi esperti prevedevano un -2%, e fino a pochi mesi prima - nonostante la crisi fosse già in corso - favoleggiavano di una crescita positiva, fra lo 0.2% e l’1.3% a seconda delle fonti. In realtà è tutto l’apparato, italiano, europeo e mondiale dei generatori di previsioni economiche che da anni spara a getto continuo cifre ultraballerine, che spesso subiscono radicali rettifiche nel giro di pochissimi mesi, e che quasi mai, a consuntivo, si rivelano azzeccate."

Dunque le preoccupazioni al riguardo di questo getto continuo di dati, spesso smentiti e ribaltati a distanza di pochissimo tempo, l'invito ad usarli almeno con maggiore cautela e prudenza ed a non gettarli sulle prime pagine dei giornali quasi ad annunciare il disastro imminente, è davvero una richiesta sbagliata?

Nella foto: Cassandra

giovedì 25 giugno 2009

Io piaccio...


«Io non cambio, gli italiani mi vogliono così. Ho un gradimento del 61%. Mi vogliono così perchè sentono che sono buono, sincero, generoso, leale, che mantengo le promesse».
«Cos’altro potrebbero inventarsi? Questa campagna di menzogne e spazzatura avrà conseguenze su chi l’ha fatta. Perderanno credibilità, lettori e pubblicità. Certo, all’estero tutto ciò non ha fatto bene, ma la verità viene sempre fuori».
«Io non ho mai immaginato di chiedere a un mio ospite di privarsi del suo telefonino e tutto ciò che avviene in mia presenza non può essere men che morale, men che normale. Che qualche cena mia sia divertente, perchè io sono un grande mattatore ed un trattenitore, lo posso dare per scontato. Ma se arrivano delle intruse che sotto mentite spoglie e portate da un ospite, si meravigliano di quello che vedono, non è colpa mia. Purtroppo abbiamo sbagliato l’ospite, e lui ha sbagliato l’ospite dell’ospite. Sono cose che capitano con le centinaia di persone che mi è capitato di avere alla mia tavola». «Una promessa fatta? (con esplicito riferimento al caso D’Addario, nda) Ma veramente potete pensare che io mi metta a fare una pratica edilizia per qualcuno in un comune rosso, in una provincia rossa, in una regione rossa? Dovrei essere uscito di testa. Ma tanto le menzogne poi vengono fuori».
«Nessun aquilano deve avere paura. Il Governo si è impegnato a rispondere e non ci saranno dei no. Le seconde case saranno ricostruite dallo Stato al cento per cento».
«Contro la crisi serve ottimismo».«Faremo un decreto che terrà conto delle esigenze delle imprese. Non è facile fare tutto, perché servono i soldi e bisogna mettersi le mani in tasca. Ma ci impegneremo».
«A settembre chiuderemo le tendopoli - promette - daremo l'indirizzo degli appartamenti e il giorno di ingresso ai terremotati che avranno le nuove case. Agli altri daremo sistemazione in albergo e comunque le tendopoli saranno chiuse prima del freddo».
«L'Europa ci chiede di elevare a 65 anni l'età pensionabile per le donne negli uffici pubblici. Ci rifletteremo, ma in un momento di crisi ci sembra fuori tempo intervenire in questa direzione».

Le citazioni sono tratte dalla Stampa e dal Corriere della Sera

mercoledì 24 giugno 2009

Clamoroso documento!


Clamoroso! Ecco la foto di una "escort" usata dal cavaliere in un pic nic in aperta campagna. Il cavaliere sostiene però che non sia sua e di non averla mai pagata, essendogli stata solo gentilmente offerta per un paio di giorni da un conoscente. Da indiscrezioni pare che comunque il cavaliere abbia molto apprezzato questa escort, tanto da richiederla per altre scampagnate, nonché, pare, per accompagnarsi a palazzo Grazioli. La escort, da parte sua, pare abbia richiesto dei favori al cavaliere, che, non essendo stati esauditi, l'hanno convinta a lasciare il cavaliere per strada. Non prima di aver scattato delle foto compromettenti del cavaliere, nel mentre la guida, nonché registrazioni mentre si lascia andare a dichiarazioni intime e compromettenti nei suoi confronti. Sia le foto che le registrazioni hanno suscitato molto clamore da parte dell'opinione pubblica e della chiesa in particolare, scandalizzata dall'uso di una scoperta da parte di un personaggio pubblico come lui, che dovrebbe prestare maggiore attenzione alla dignità ed alla importanza del suo incarico. Sorpreso ed infastidito da questa polemica, il cavaliere avrebbe dichiarato: "è solo una indegna montatura ed una sordida trappola: mi sono comportato con lei convinto in buona fede che si trattasse di una normale berlina".

PS: Minzolini ha rifiutato la pubblicazione di questa foto al TG1

PPS: Di Pietro ha chiesto il licenziamento di Minzolini per questa grave omissione di informazione

OCSE: in Italia il più alto livello di spesa pubblica per le pensioni

L’Italia è il paese dell’area Ocse con il più alto livello di spesa pensionistica, che è risultato nel 2005 al 14% del Pil, il doppio della media Ocse (7,2%). È quanto si legge nel rapporto Organizzazione sull’andamento delle pensioni, in cui rileva che nel decennio 1995-2005 la spesa previdenziale è aumentata del 23%. Evidenzia, inoltre, che le pensioni assorbono quasi il 30% del budget pubblico (contro il 16% medio Ocse), con il «rischio» che un sistema così concepito induca a sottrarre risorse di spesa pubblica ad altri settori «preferibili», quali il welfare e l’istruzione.

SEGUE ARTICOLO

martedì 23 giugno 2009

La ripresa di Franceschini

La Vignetta è tratta dal Corriere della Sera

"Declino della destra? Se non lo avessi visto e ascoltato lunedì sera dal vivo, mentre lo diceva in tv, non ci avrei creduto. Avrei pensato che i giornali avevano frainteso le dichiarazioni del segretario del Partito democratico, o le avevano forzate un po’, come troppo spesso accade. E invece no, Franceschini aveva detto proprio così: queste elezioni sono andate bene, «è iniziato il declino della destra»." Questo l'incipit dell'articolo di Luca Ricolfi sulla Stampa di oggi. Che continua: "Naturalmente può darsi benissimo che il consenso alla destra sia in declino, e che le prossime elezioni le vinca la sinistra, specie se si dovesse votare fra quattro anni e nel frattempo il governo non fosse riuscito a combinare granché, o Berlusconi - travolto dai suoi scandali e dai suoi guai giudiziari - fosse stato costretto a un’uscita di scena poco onorevole. E tuttavia per vedere nei risultati di questa tornata amministrativa i segni del declino del centrodestra mi pare ci voglia una fantasia decisamente fervida. Se fossi un dirigente del Pd, rifletterei semmai su questa circostanza: la disfatta per 32 a zero che il centrosinistra ha subito in questa tornata amministrativa non si è consumata in un momento politicamente felice per il centrodestra, bensì in un momento di difficoltà e debolezza. Debolezza per le vicende del premier (processo Mills, caso Noemi, caso Patrizia), che secondo i sondaggi hanno allontanato una parte dell’elettorato, soprattutto cattolico. Ma debolezza anche perché, come giustamente notava ieri Massimo Giannini su Repubblica, è probabile che una parte dei leghisti se ne siano andati al mare «preferendo l’affondamento del referendum al sostegno del candidato dell'alleanza di centrodestra». Se il centrosinistra ha perso, e perso così sonoramente, nonostante l’avversario fosse in un momento di difficoltà, quel che viene da chiedersi non è se sia iniziato il declino del centrodestra ma, tutto all’opposto, se stia continuando quello del centrosinistra. La mia impressione è che la risposta sia affermativa, e che gli anni che abbiamo davanti saranno molto duri per il partito di Franceschini."

Quello che ancora non capisco è se Franceschini ci fa, c'è o ce lo fanno essere.

lunedì 22 giugno 2009

L'informazione "corretta e completa" secondo il PD



Il Presidente della Rai, Paolo Garimberti, ha voluto incontrare il direttore del Tg1, Augusto Minzolini, per ricordare di persona al neodirettore del Tg1 la necessità di «completezza e trasparenza» dell’informazione sulle inchieste di Bari e le vicende legate alle serate nelle residenze del premier Berlusconi. Forti erano state le accuse da parte di numerosi esponenti dell'opposizione al neodirettore Minzolini, considerato responsabile di oscurare l’informazione sulle inchieste di Bari e le vicende legate alle serate nelle residenze del Premier Silvio Berlusconi. «La Commissione di Vigilanza - ha chiesto il commissario Pd Riccardo Milana - convochi con urgenza il direttore del TG1 Minzolini per chiedergli conto della totale sparizione dal telegiornale di notizie rilevantissime inerenti il Presidente del Consiglio come quelle emerse dall’inchiesta di Bari. Nessuno si sogna di dettare la scaletta dei tg, ma c’è un limite che non può essere valicato: quello della correttezza e completezza di una informazione che sul servizio pubblico deve essere equilibrata».

Casualmente nello stesso giorno, sul Riformista, è stata pubblicata questa lettera aperta di Ubaldo Casotto:

"Gentili colleghi scandalistici e gentili lettori scandalizzati della sinistra progressista - Faccio questo mestiere da vent'anni e capisco quanto possano prudere le mani sulla tastiera, prurito che segue quello che ha tormentato le orecchie e il gonfiore che affligge gli occhi dopo il lungo stropiccio per tenerli ben desti e incollati al buco della serratura... Capisco. Però allora non capisco più che mondo volete. (...) Leggo da anni interviste a sindacaliste delle prostitute che spiegano l'assoluta liceità della professione (e quindi della dazione di denaro) e la necessità della sua legalizzazione. Non c'è rivista che con l'approssimarsi dell'estate non spieghi che «l'avventura extraconiugale fa bene alla coppia». Preti, suore e monaci dovrebberro, sempre secondo voi, smetterla con questa anticaglia della castità, sposarsi, liberarsi, emanciparsi... insomma scopare. Finalmente trovate uno che (pare) attua tutto quello che ci avete predicato e che a me non piace; lo fa ostentando gioia, allegria, sfrontatezza e senza limiti... E voi che fate? Citate con faccia triste le preoccupazioni di qualche tonaca vescovile (le stesse che irridete negli altri 364 giorni dell'anno) e lo impiccate alla corda del vostro moralismo.
Ma andate a farvi fottere!"

Casualmente opportuno e tempestivo.

Lo stesso Minzolini è intervenuto in video nel corso dell'edizione principale del Tg1, quella delle 20.00, dove ha voluto spiegare la sua scelta editoriale: «Voglio spiegarvi perchè il Tg1 ha assunto una posizione prudente sull'ultimo gossip, l'ultimo pettegolezzo del momento, le famose cene o feste nelle residenze private del premier Berlusconi, Palazzo Grazioli e Villa Certosa. Dentro questa storia piena di allusioni, rancori personali, non c'è ancora una notizia certa nè un'ipotesi di reato che riguardi il premier e i suoi collaboratori». «Di fronte a quanto sta accadendo nel mondo, dal piano economico di Obama alle vicende dell'Iran sarebbe stata una scelta incomprensibile privilegiare polemiche basate sul gossip». «Queste strumentalizzazioni, questi processi mediatici, non hanno nulla a che vedere con l'informazione del servizio pubblico. Questa è la linea che vi ho promesso fin dal primo giorno e che continuerò a garantirvi».

E se Minzolini fosse semplicemente un apprezzabile direttore del TG1?

domenica 21 giugno 2009

Morte del referendum

"L’istituto del referendum è moribondo. Sfiancato dall’uso improprio, debilitato dalla manipolazione e da quella che doveva essere una garanzia ed è divenuta una trappola: la quota minima dei votanti, il quorum. Lunedì pomeriggio, temo, il referto clinico sarà infausto. Già sappiamo, del resto, che i contenuti della consultazione sono stati cancellati non solo dalle forze politiche, ma anche dai giornali, troppo occupati a disputare di cose che definire politiche è un filino deprimente.

La stagione d’oro fu quella del divorzio e dell’aborto. Appuntamenti sui quali si sono raccontate tante di quelle corbellerie da confondere le idee a molti: non furono convocati da chi li voleva, ma di chi li avversava. Il Parlamento si era spinto avanti, ma restava il dubbio che il Paese fosse, nel suo profondo, contrario. Si verificò, e fu fatto positivo, che le cose stavano diversamente. Il timer dell’agonia partì con consultazioni di grande successo, ma che consideravo e considero sostanzialmente illegittime: quelle sui sistemi elettorali. Il tema era costituzionalmente equivoco e la tecnica non era abrogativa, ma manipolativa. Non si chiedeva l’abrogazione di una legge, ma il suo sfregio, talché cambiasse significato. Anche questa volta, è così che stanno le cose.
Non paghi di ciò, anziché essere strumento nelle mani del popolo lo si è utilizzato come arma di propaganda in mano ai politici. Quando, all’inizio della raccolta delle firme, si fotografano l’onorevole Tizio ed il senatore Caio che autografano i moduli si trasmette lo spettacolo della devianza: quei signori sono titolati a chiedere la modifica delle leggi, spesso siedono sui banchi della maggioranza parlamentare, agiscano, insomma, anziché sfilare ed esibirsi.
Nel caso odierno, poi, siamo alla farsa, con politici che prima firmano e poi ci ripensano. La coerenza è una sconosciuta. L’unico pregio di questa tornata consisteva nel sollecitare il Parlamento alla riforma, ma hanno fatto spallucce. Dopo la convocazione delle urne gli avversari dell’abrogazione non puntano ad una vittoria leale, ma allo sgambetto dell’astensione. E’ già successo, è l’esito più probabile, ma è anche l’arma che uccide la democrazia diretta. Io, che ai referendum elettorali sono sempre stato contrario, sarò fra i pochi a portare il lutto."

Davide Giacalone


PS: disponibile anche il
SEGUITO

Silvio ha solo bisogno di una donna (vera)


Berlusconi, nei quindici anni di attività politica trascorsi dalla sua discesa in campo, ha saputo reagire e respingere attacchi assai pesanti e sostanziali, come quelli rappresentati dalle varie e gravi accuse che gli sono state rivolte nei numerosi processi a suo carico. Pare invece ora avere grosse difficoltà a difendersi da accuse banali e minori come quelle, oramai a tutti note, riconducibili alle insinuazioni sulla sua presunta vita sessuale ed al tipo di vita privata che conduce, essenzialmente ritenuta essere troppo lasciva e voluttuaria. Probabilmente tale difficoltà è dovuta al fatto che tali insinuazioni appaiono assai verosimili, almeno da quando è entrato in crisi il suo rapporto con Veronica. Le debolezze dei potenti (sesso, sballo e vizi) sono un problema antico come il mondo , che tuttavia sono sempre storicamente state tollerate, taciute o comunque ritenute non determinanti. Il problema vero di Berlusconi non sono in effetti le sue presunte debolezze in quanto tali, quanto la preoccupante incapacità nel saperle gestire. Nessuno può seriamente pensare di accusarlo di avere avuto delle relazioni fugaci (anche ammesso che siano reali), ma semmai lo si può accusare di averlo fatto spesso lui stesso credere, mostrare impudicamente, addirittura vantarsene (anche se Chirac avrebbe smentito alcune affermazioni fatte dalla stampa francese a questo proposito), evidenziando la mancanza di un seppur minimo senso di decoro e di decenza dell'immagine che il suo ruolo gli imporrebbe, dunque esponendosi di fatto lui per primo alle accuse ed agli effetti negativi di tali accuse sulla sua immagine pubblica. E questa è una colpa grave per un politico.

Certo Berlusconi si lamenta del violento e prolungato attacco cui è stato sottoposto su faccende che riguardano il suo privato. E non credo che gli si possa dar torto nel pretendere, sia pur da personaggio pubblico, un minimo di privacy: fare foto di suoi ospiti ufficiali (tra i quali anche autorevoli esponenti politici esteri) dentro Villa Certosa mi pare effettivamente troppo, come pure montare un caso sulla sua partecipazione ad una festa privata di una diciottenne mi pare sia stato altrettanto esagerato e pretestuoso. Che ci sia stato un attacco prolungato e violento da parte dei media (in Italia, ma anche all'estero) nei suoi confronti sulla base di uso eccessivo e talora anche sospetto di certi argomenti (o presunti tali) di carattere strettamente personale è verissimo. Che Silvio Berlusconi abbia tuttavia oggettivamente prestato il fianco a simili attacchi è altrettanto innegabile: per il suo uso indistinto della sua immagine pubblica e di quella sua privata, per il confondere il politico con il buon padre di famiglia, casa propria con un luogo istituzionale, eccedendo spesso nella ostentazione dei suoi difetti e delle sue debolezze umane, non mostrando un sufficiente opportuno grado di controllo, pudore e saggezza istituzionale.

Sta di fatto che, come scrive Giampaolo Pansa, "Lo dico senza infilarmi nella giungla dei retroscena. E senza affrontare il tema se la colpa sia sua o di chi guida da mesi la campagna contro di lui. Si può essere distrutti da un tir che t’investe senza che tu abbia fatto nulla per essere travolto. L’unico fatto a contare è che, dopo l’urto del tir, tu non sei più quello di prima."

Io spero invece che si riesca finalmente a parlare d’altro, e che Berlusconi per primo riesca a far parlare d’altro. Sia in Italia che all’estero. Non ci sto a subire il linciaggio morale di un personaggio pubblico che, a prescindere dal suo apprezzamento prettamente politico, sicuramente merita il riconoscimento del fatto di mettere tutto sé stesso in quello che fa, riuscendo a trasmettere questa sua incredibile carica personale a chi gli sta intorno, ottenendo spesso quello che nessun’altro riuscirebbe ad ottenere. Anch’io, in fondo, ho simpatia per quest’uomo, e sincera ammirazione per la sua eccezionale capacità di trascinamento. Certo è che non è perfetto, tutt’altro, ma se devo schierarmi tra chi lo vorrebbe morto e finito e chi no, non avrei dubbi a schierarmi tra i secondi. Forse dovrebbe semplicemente seguire il consiglio di qualcuno che lo conosce bene.

Forse sono un inguaribile romantico.

Uno sguardo nuovo all'Iran


Quello che sta avvenendo in Iran è qualcosa di talmente grande e significativo (a prescindere da come potrà risolversi) che ha lasciato profondamente e positivamente sorpresa la gran parte dell’opinione pubblica mondiale. Chi immaginava l’Iran solo come un paese di estremisti invasati e ottusi (tanti Ahmadinejad, per intendersi, o almeno suoi seguaci), ha dovuto rendersi conto che, seppure l’attuale gruppo dirigente ed una parte consistente del paese lo sia, esiste anche una gran moltitudine di gente che sicuramente non lo è e non li condivide. Ed è gente coraggiosa (e con visi straordinariamente simili ai nostri), capace di sfidare la prevedibile dura reazione da parte dei seguaci dell’Ayatollah Khamenei. Ma l’Iran non sarà più uguale a ieri. Ed una speranza vera di poter riallacciare un dialogo anche con l’Iran torna ad essere una prospettiva credibile e sostenibile. Anche se non immediata.

Occorre però valutare con molta prudenza le vicende politiche che riguardano paesi tanto lontani e così diversi dal nostro: ancora ricordo l’atteggiamento favorevole e di simpatia di tanta parte progressista dell’opinione pubblica mondiale alla rivoluzione popolare del 1978 contro la dittatura dello shah Reza Pahalavi ed al trionfale ritorno di un certo ayatollah Khomeini dal suo esilio a Parigi …

Barak Obama, in questo frangente, ha scelto evidentemente una posizione prudente ed attendista, ma non credo possa essere definita sbagliata, almeno sul momento: un appoggio esplicito e dichiarato degli Stati Uniti ai rivoltosi potrebbe essere un elemento più deleterio che benefico nell’opinione di molti iraniani anche convintamente critici nei confronti dell’attuale regime. Mentre un appoggio concreto e diretto in sede internazionale, in attesa di prove certe di brogli elettorali, non sarebbe giustificato.

Dunque non rimane che mantenere attenzione ed interesse per quanto sta avvenendo in Iran: sicuramente un paese da guardare con occhi diversi.

giovedì 18 giugno 2009

Una villa spericolata


(Articolo da cantare, stonati compresi)

Voglio una villa maleducata - con la piscina piena di gin - voglio una bionda super truccata - con cui giocare insieme a nascondin - voglio una villa che non è mai tardi - per far scoppiare in spiaggia due petardi - voglio una villa con le veline vestite da camerieri sardi.

E poi ci troveremo io Alfano e Ghedin - a cercar foto sconce sotto i cuscin - ma forse non le troveremo mai - e allora amici cari saranno guai - mia moglie furibonda - la Cia che mi sfonda - e tutto il mondo a farsi sempre i fatti miei, eh.

Voglio una villa spericolata - con Smaila al piano e Bondi al clarin - voglio una pillola esagerata - che mi faccia i muscoli di Obama e Putìn - voglio una villa che non è mai tardi - per travestirsi tutti da ghepardi - voglio lanciar reggiseni in un cespuglio di cardi.

E poi ci sposteremo a palazzo Grazioli - per mangiar con le amiche pizza e fagioli - ma non la digeriranno mai - vorranno un diamante o una fiction in Rai.

Ognuna col suo book - ognuna col procuratore - ognuna avrà un registratore per farsi i fatti miei, eh. Voglio una villa maleducata - dove sposare una disoccupata - voglio un Paese che se ne frega - e guarda i tiggì senza fare una piega - voglio un Paese che sia pieno di tordi - li voglio ciechi muti e pure un poco sordi - voglio un Paese che di me non si scordi.

(Grazie Vasco, e scusa per lo scempio).


Dal Buongiorno di Massimo Gramellini sulla Stampa del 19 giugno 2009

Ferrara sul Silviogate

Il 24 luglio

Caro Cav., un premier non si difende così

Berlusconi denuncia un piano eversivo contro di lui, regista il gruppo editoriale di Repubblica e settori dell’opposizione vicini a una magistratura sensibile alle sollecitazioni politiche più faziose. Può essere che abbia ragione, tanto più che non parla di un oscuro complotto ma del dipanarsi alla luce del sole di una campagna di feroce inimicizia, che rimesta nel privato e punta al character assassination, al più completo sputtanamento del nemico sul piano interno e internazionale.

Questa rappresentazione della realtà, e chiamatela se volete “funzione di garanzia della libera stampa”, nessuno la può onestamente negare. Il problema è che le armi affilate di questa campagna provengono tutte da Berlusconi in persona e dal suo entourage. La prima arma è una licenziosità di comportamento difficile da classificare, con molti tratti d’innocuo divertimento che abbiamo cercato di spiegare e di difendere su queste colonne fin dove possibile, uno stile di vita esposto comunque ai noti meccanismi di condizionamento e di ricatto che, vero o falso che sia il singolo racconto scandalistico, sono la eterna tentazione di coloro che frequentano in condizioni non perfettamente trasparenti gli uomini pubblici.

La seconda arma è un’autodifesa spesso risibile, esposta al ludibrio della stampa italiana e internazionale, difficile da capire nella logica di uno staff compos sui, capace di fare il proprio mestiere. Quando l’avvocato Ghedini, deputato, ammette anche solo per assurdo che possa essere vero il racconto di Patrizia D’Addario, la ragazza che si è non troppo metaforicamente autodenunciata come putain de la République et du premier ministre, e aggiunge che il suo cliente e leader non potrebbe comunque essere perseguito penalmente perché “utilizzatore finale” del corpo della ragazza, non soltanto dice una bestialità culturale e civile, ma riduce anche la storia in cui si cerca di invischiare il suo cliente, il che è veramente grave, a qualcosa di simile a quello che capitò all’onorevole Cosimo Mele.

Il presidente del Consiglio dei ministri, per quanto sfolgoranti siano le sue doti anomale di leader di un’Italia politica sburocratizzata, inventiva, orgogliosa, liberale, giocosa e un po’ pazza, non può comportarsi come un deputato di provincia preso con le mani nel vasetto della marmellata.

Se non vuole stendere un velo di penosa incompetenza sull’insieme del suo lavoro di uomo di stato, per molti aspetti ottimo, Berlusconi deve liberarsi della molta stupidità e inesperienza politico-istituzionale che lo circonda, e deve decidersi: o accetta di naufragare in un lieto fine fatto di feste e belle ragazze oppure si mette in testa di ridare, senza perdere più un solo colpo, il senso e la dignità di una grande avventura politica all’insieme della sua opera e delle sue funzioni.

Il premier non si fa rappresentare da dichiarazioni slabbrate, non naviga per settimane tra mezze bugie che alimentano sospetti anche e soprattutto sugli aspetti più candidi del suo comportamento, non si dà per accessibile al primo che passa: un capo di governo parla al paese, agisce sulle cose che contano, evita di farsi intrappolare nello scandalismo, parla un linguaggio di verità capace di indurre il grosso della nazione, o quella parte di essa che non ha portato il cervello all’ammasso dell’antiberlusconismo più fazioso, a voltare pagina e stroncare le provocazioni.

Altrimenti si andrà avanti con questo 24 luglio permanente, in un clima di sospetti di palazzo arroventato da un establishment sempre pronto a tutte le incursioni corsare e anche da una classe dirigente di maggioranza e di governo attenta alle proprie convenienze e opportunisticamente piegata, orecchio a terra, a captare i rumori e i rumors di un imminente declino.

Siamo da molti anni amici politici non servili di Berlusconi, figura importante di un cambiamento italiano tuttora incompiuto, e abbiamo fatto il possibile, e talvolta l’impossibile, per razionalizzare il suo comportamento e valutarlo con la fairness che gli è negata dai molti farabutti che lo avversano. Ma ora tocca a lui tirarsi su da questa incredibile condizione di minorità civile in cui si è ficcato, e reagire con scrupolo, intelligenza e forza d’animo. La situazione si è fatta grave, e perfino seria.

Giuliano Ferrara

martedì 16 giugno 2009

Eppur si muove (la politica italiana)

Pur non essendo in discussione la stabilità dell'attuale governo e del suo leader (leader anche del partito maggioritario nel paese), sono tuttavia molti i segnali che indicano un grande fermento nel panorama politico italiano.

Nell'ambito dello schieramento di opposizione, tale fermento appare obbligato dalla necessità di ritrovare il bandolo della matassa per creare una alternativa credibile al dominio evidente dello schieramento PDL-Lega, nonché per uscire dalla crisi della sinistra storica italiana, processo che si stà trascinando oramai da molti anni, e del quale ancora non è chiaro lo sbocco definitivo. Il prossimo congresso del PD sarà un'ennesima tappa ed un momento importante di verifica dello stato di questo processo.

Anche nel pur vincente PDL, tuttavia, sembra evidente il montare della discussione su alcuni importanti temi. A cominciare dal futuro della sua leadership, che, per il carattere assoluto ed i tratti di eccessiva personalizzazione che ha questa attuale, comincia a destare preoccupazione in funzione della prospettiva di quello che potrebbe succedere una volta che questa dovesse venire a mancare. Inoltre la nascita del PDL è stato solo l'inizio, forse solo la premessa, per la nascita di un vero partito politico di un grande centro-destra italiano, che tuttavia deve ancora definirsi nei programmi, nelle idee e negli uomini, essendo al momento poco più di una emanazione del capo supremo: Silvio Berlusconi. Dunque la grande forza attuale del PDL, la sua leadership, può essere considerata allo stesso tempo la sua massima debolezza, sia in prospettiva futura, sia in circostanze come quelle verificatesi nell'ultima campagna elettorale per le elezioni europee, dove, essendo Silvio Berlusconi stato oggetto di un attacco diretto e personale, ne è venuto a soffrirne tutto il suo partito. Inoltre Silvio Berlusconi, a cui tutti riconoscono i grandi meriti avuti nell'aver concepito e reso possibile la nascita di un grande centro-destra italiano, presenta alcuni aspetti personali e politici che talora lasciano perplessi anche molti di quelli che lo votano e lo sostengono.
Oltre alla questione della futura leadership, sono apparse in maniera evidente all'interno del PDL anche significative diversità di opinioni e di sensibilità su temi di grande rilevanza, come quelli di natura etica: testamento di fine vita e normativa circa i trattamenti obbligatori per il mantenimento in vita. In un grande partito come il PDL, tuttavia, queste diversità sono da considerarsi un elemento pressocché inevitabile, una necessità, probabilmente anche una ricchezza da valorizzare, sia pure da gestire secondo giusti rapporti di dialettica democratica e di corretto regolamento interno di partito, che al momento appaiono però mancare od essere fortemente carenti.

Chi ha saputo costruirsi un'immagine di alfiere di queste pulsioni interne, anche quando ufficialmente minoritarie, all'interno del PDL è stato Gianfranco Fini, che, sfruttando anche il suo importante ruolo istituzionale di Presidente della Camera, ha perseguito un suo percorso personale coerente, volto tuttavia alla costruzione di una identità culturale e politica di tutto il PDL più ampia e profonda, tale da abbracciare e meglio comprendere tutto il centro-destra italiano. Lo stesso scopo dichiarato dalla sua fondazione culturale, FareFuturo. Tuttavia tale attività culturale e politica è spesso stata oggetto di critica e diffidenza da parte di molti esponenti del PDL, in quanto considerata fonte di possibile indebolimento, se non di destabilizzazione interna, quando non addirittura espressione di un complotto ai danni di Silvio Berlusconi, per poter prenderne il posto alla guida del PDL.

Per farsi una idea più precisa e circostanziata di questi nuovi fermenti ed attività politico-culturali, trovo interessante questo articolo.

lunedì 15 giugno 2009

Le "scosse" a Silvio IV

Scrive Gregorj:
"Quando una cosa la dice Silvio Berlusconi e la conferma indirettamente Massimo D’Alema, mentre il presidente emerito Francesco Cossiga ci mette il carico da 12, l’italiano medio può stare tranquillo: di sicuro è una cazzata."

Però qualcuno che ci crede, D'Alema e Cossiga a parte, c'è.

domenica 14 giugno 2009

PDL: il lodo Ventura



Oramai è chiaro che all'interno del PDL si sia creata un'anima - sicuramente minoritaria - che si contraddistingue per alcuni tratti fondamentali (rifiuto del pensiero unico, difesa intransigente della laicità dello stato, affermazione di importanti diritti civili, rispetto dell'etica politica, ecc.) che sembra riconoscersi soprattutto in un leader, Gianfranco Fini, ma anche in un certo numero di altri esponenti del partito (essenzialmente quelli del gruppo dei liberali come Della Vedova e Taradash, ma anche, almeno occasionalmente, di altri come Malan), nonché nelle idee espresse dalla fondazione culturale FareFuturo (della quale fa parte anche Sofia Ventura, autrice di un famoso articolo).

Voi da che parte state? E soprattutto, dal punto di vista politico, considerate questa anima all'interno del PDL un fatto positivo o negativo? Puo rappresentare un fattore di crescita politica del PDL o ne costituisce una spina, un elemento potenzialmente dannoso?

Il lodo Ventura è aperto.

giovedì 11 giugno 2009

Il NYT sostiene le tesi di Berlusconi sulla Giustizia Italiana

Il New York Times dedica un articolo molto duro nei confronti della magistratura italiana intitolato «un'innocente all'estero». «Il caso giudiziario ha così tante crepe ed è così legato alla carriera di un potente procuratore italiano incriminato per comportamento scorretto che qualunque giuria seria lo avrebbe già ricusato da mesi», scrive Thimoty Egan. «Questo non significa che i tribunali italiani non siano onesti...» aggiunge il giornalista, precisando che non intende mettere a confronto il sistema giudiziario italiano con quello americano per «decidere quale sia il migliore». Tuttavia sarebbe evidente che in questo caso ci sarebbe «una vittima la cui vita è stata quasi distrutta dalla collisione fra un giornalismo rapace e una procura sciatta», così come il fatto che la procura abbia lasciato trapelare dettagli scabrosi sulla vita sessuale dell'imputato, «una cosa che non sarebbe stata mai fatta con un uomo». Ecco, su quest'ultimo punto probabilmente l'analisi del giornalista è sicuramente sbagliata: nel caso di un uomo come Berlusconi non credo che ci sarebbe stata una discriminazione di questo genere.

Omaggio a Berlinguer di Gianfranco Fini


Enrico Berlinguer ricordato da un avversario politico. Ovvero, due esempi di come vorrei che fosse la politica.

L'Italia non è un paese di "berluscones"

Il risultato delle ultime elezioni, sia quelle europee che quelle amministrative, ma anche delle ultime politiche, hanno ribadito che in Italia la maggioranza degli elettori sostiene l'attuale governo. Se l'asse PDL-Lega non raggiunge la maggioranza assoluta dei voti (rimanendo al di sotto del 50+1 %), non esiste altro schieramento reale e possibile che possa ottenere una percentuale maggiore di consenso (a meno di pensare ad una unione che vada dall'UDC alla sinistra estrema, radicali compresi, che tuttavia è evidentemente una ipotesi non praticabile). Dunque sicuramente l'attuale governo è legittimato e sostenuto nel suo incarico.

Dire che questo ampio consenso all'attuale maggioranza sia da estendere anche alla persona di Silvio Berlusconi è invece fortemente in discussione. Certamente è il politico che ha avuto più consensi personali (votato da più di 2.700.000 elettori), certamente il suo ruolo di leader del suo schieramento non è in discussione, certamente nessuno può disconoscergli il merito - quello si tutto suo - di aver saputo creare, reso possibile, mantenere insieme quell'ampio schieramento di centro-destra in Italia attualmente maggioritario nel paese, tuttavia, se si analizza il consenso personale degli italiani nei suoi confronti, non risulta che questo sia così evidente come lui stesso intendeva far credere.

A quest'ultimo proposito, nel suo bellissimo articolo di oggi sulla Stampa, Luca Ricolfi sostiene come conclusione della sua analisi del voto di queste ultime elezioni: "In queste elezioni il primo partito non è stato il Pd, non è stato il Pdl, ma è stato il partito che non c’è, il partito che potremmo definire del «non voto volontario». Un partito certo eterogeneo, fatto di persone deluse, arrabbiate, stanche, ma tutte accomunate dal fatto che hanno scelto di non votare un partito vero e proprio. Persone che non sono andate a votare non perché non potevano, ma perché non volevano. (...) Nel nostro sistema politico c’è chi pensa di avere un consenso popolare così ampio da esimerlo in qualche modo dal dovere del confronto con il Parlamento, con le forze sociali, con la macchina della giustizia. Ebbene, i dati ci dicono che - su 100 italiani - 22 hanno votato Pdl, circa 14 avrebbero votato Forza Italia se si fosse presentata da sola, e meno di 6 (sei) hanno espresso un voto di preferenza per Berlusconi. Fino a ieri si poteva (forse) obiettare che gli italiani che hanno votato per l’opposizione sono ancora di meno. Da oggi, mi pare, chiunque vorrà autoattribuirsi un mandato popolare dovrà fare i conti con le crude cifre del partito che non c’è."

Credo dunque che si debba prendere atto del fatto che l'Italia sia certamente un paese a maggioranza relativa di centro-destra, ma non un paese con una maggioranza di sostenitori di Silvio Berlusconi. Di questa realtà sarebbe bene che il primo a prenderne atto fosse proprio lui. Nel suo interesse, nell'interesse del partito da lui fortemente voluto ed in cui certamente crede, ma soprattutto nell'interesse dell'Italia.

mercoledì 10 giugno 2009

Non ci siamo

Esponenti in vista del partito hanno affermato che il risultato relativamente deludente di queste ultime elezioni sia stato viziato da una campagna calunniosa ed assurda nei confronti del leader del PDL, oltre che viziato, dal punto di vista del numero delle preferenze personali a Silvio Berlusconi, da un banale malinteso dei propri elettori, che in gran numero non avrebbero avuto chiaro che per esprimere il proprio consenso nei confronti del premier fosse necessario scriverne esplicitamente il nome, e non solamente barrarlo dove era indicato sul simbolo del PDL.

Non ci siamo.

Una delle cose da correggere al più presto all’interno del PDL è lo yesmenismo, cioè la malsupposta idea che il capo non possa e non debba essere contraddetto, nemmeno se sbaglia. Questo già sarebbe un utile presupposto per poter pensare ad un vero confronto democratico al suo interno. Cosa che ora non esiste. Perché nessuno - Fini a parte - ha il coraggio e la forza necessaria per esprimere le proprie idee ed opinioni.

Il capo attuale del PDL non è in discussione. Tutti ne riconoscono i meriti e le qualità, soprattutto rappresentati dalla capacità maieutica nell'aver saputo catalizzare e reso possibile la nascita di un grande centro-destra italiano. Ma per far crescere e maturare un vero partito bisogna che al suo interno possa avvenire un reale confronto di idee ed opinioni. Poi il capo decide, non c'è dubbio, ma non prima di aver avuto modo di confrontare la sua scelta con le altre possibili. E questo nell’interesse sia suo (evitando errori non considerati) che del partito (che ha modo di crescere e arricchirsi delle sue identità diverse). Anche perché la vera qualità di un capo non è tanto quella di saper imporre, ma di saper convincere.

Da questo punto di vista, il I° congresso del PDL è stato molto deludente, per non dire disastroso: l’ennesima esibizione del Berlusconismo elevato a potenza. Con l'unica eccezione di un singolo, ma grandissimo, intervento - quello di Gianfranco Fini - che ha avuto il merito di non far morire sul nascere le speranze della nascita di un vero partito in tanti che vorrebbero crederlo possibile. Un partito che, essendo grande e dunque necessariamente composto di anime e sensibilità diverse, deve comprendere che queste diversità non solo non sono un suo limite, ma ne rappresentano la sua forza e la sua ricchezza.

Il risultato di queste ultime elezioni va colto sia riconoscendone gli aspetti positivi (il PDL e Lega si confermano nel loro ruolo dominante nella politica italiana su quella che dovrebbe esserne l’opposizione), sia comprendendone i suoi aspetti negativi: l’eccessiva esposizione personalistica del suo leader. Che tale eccessiva esposizione ha pagato in questa circostanza.
Il comunque buon risultato attuale del PDL, a mio parere, è solo il frutto del buon agire del suo governo, più che una conferma del suo successo personale. E di questo dovrebbe rendersene conto. E rinunciare a perseguire la sublimazione di sé stesso.

Far tesoro degli errori commessi nel passato è il miglior modo di crescere.

Spero che Berlusconi capisca ed ammetta i suoi errori: sarebbe il modo migliore per riaffermare la sua leadership. E di dare la giusta sterzata al suo partito.

lunedì 8 giugno 2009

Hanno perso PD, PDL e... Repubblica

"A farla corta, Umberto ha fottuto Silvio. Gli ha portato via molti voti. Ha mutato gli astensionisti del Pdl in elettori leghisti. E presto presenterà il conto della propria vittoria. Di quali voci sia fatto lo sappiamo. Prima di tutto, il federalismo realizzato. E poi una politica della sicurezza sempre più decisa. Con una barriera robusta contro l’immigrazione clandestina. Per contenerla, controllarla, ridurla al minimo indispensabile e punirla.

Penso che il successo della Lega sia dovuto soprattutto a quest’ultimo fattore. Lo conferma il dato che viene da una delle roccaforti rosse: Reggio Emilia. Il voto per l’Europa in questa città ha visto la Lega conquistare il 13,21 per cento, un tetto che sembrava da fantapolitica. Per valutarlo bene, dirò che, sempre a Reggio città, il Pdl è soltanto al 21 per cento. Mentre il Pd ha il 43% dei voti, una miseria rispetto alle vecchie percentuali bulgare dei Ds e prima ancora del Pci.

Conosco abbastanza Reggio Emilia per dire che qui la Lega ha stravinto interpretando gli umori di molti reggiani. È facile fare gli schizzinosi per chi abita in posti toccati appena di striscio dall’immigrazione. A Reggio non è così. Di sera, la città sembra abitata soltanto da migranti extracomunitari. Il reggiano che esce di casa non corre pericoli immediati. Però non riconosce più il luogo dove è nato e vissuto. Lo stesso accade di giorno. Basta fare due passi per via Emilia.

Immagino che accada più o meno così in tutti i centri del Nord dove Bossi ha vinto o stravinto. Con un riflesso scontato: a Roma, il grande successo della Lega renderà il governo più rigido sulla sicurezza. In qualche modo, lo estremizzerà. Certo, è un verbo orrendo. Ma spiega bene che a Palazzo Chigi dovranno dare retta più ai falchi che alle colombe. Al punto che vedremo i falchi crescere. Mentre le colombe rischieranno l’estinzione.

Pure nel centrosinistra s’imporrà un estremismo uguale, anche se contrario, a quello leghista. Di Pietro l’abbiamo già visto all’opera da mesi. E sappiamo a memoria il suo vangelo. La democrazia italiana è in pericolo per la deriva autoritaria del berlusconismo. Siamo al regime di Putin. Ci avviciniamo a quello dei colonnelli in Argentina. Presto saremo alla Repubblica di Weimar che partorì Hitler. A Palazzo Chigi siede un magnaccia impegnato a piazzare le veline che parlano troppo. Come dimostra l’ultimo caso, quello di Noemi. Con il Caimano dobbiamo giocare a rugby e non a golf, come faceva Veltroni e adesso Franceschini.

E sarà proprio contro Dario F. che l’estremismo dipietrista sparerà ad alzo zero. Ha già iniziato a farlo a urne appena chiuse. Dopo aver accertato la propria vittoria, Tonino ha subito spiegato due cose. La prima è che l’Italia dei Valori porterà al calor bianco la battaglia contro «un governo fascista, razzista e piduista». La seconda l’ha presentata al Pd sotto forma di un ricatto. «Ora Franceschini deve scegliere fra noi e l’Udc di Casini».

Mezzo mondo sa che Di Pietro disprezza Franceschini. Lo considera un democristiano di pasta frolla. Incapace di fare una vera opposizione al fascismo del Caimano. Un pessimo giocatore di golf, per di più troppo molle per darsi al rugby. È dunque fatale che il secondo fronte del dipietrismo sarà quello contro il Pd. Manderà addosso a Dario i suoi carri armati, primo fra tutti il giudice De Magistris. Con l’obiettivo di radere al suolo quel che rimane dei democratici.

Il giudizio di Di Pietro è che Dario non ha perso quanto doveva. Anche lui si era augurato che il Pd e il suo leader affondassero. Ma non per ricostruire un partito dalle fondamenta, come mi auguravo io. A Tonino del Pd non importa niente. Sa che con i democratici non andrà mai al governo. Del resto a lui che cosa importa del governo? Gli interessa soltanto una cosa: crescere ancora. Per questo ripete: «Siamo il quarto partito italiano». Con l’aria di aggiungere. «Presto saremo il terzo».

Come sarà possibile convivere con due estremismi? Giriamo la domanda ai soloni di Repubblica. Sino a oggi hanno sbagliato tutto. Non sono riusciti a distruggere Berlusconi, come si erano proposti di fare. Hanno soltanto irrobustito la Lega e reso Di Pietro un gigante. Dunque, anche Largo Fochetti ha perso le elezioni. Ve lo diciamo noi. Perché loro non lo ammetteranno mai."

Giampaolo Pansa

10 Domande su queste elezioni

1. Ma vi sembra normale che solo agli italiani non faccia effetto essere governati da chi condiziona il loro immaginario attraverso le televisioni?

2. Ma vi sembra normale che la campagna elettorale si sia incentrata sui pettegolezzi sulla vita sessuale del premier?

3. Ma vi sembra normale che i dirigenti del Pd siano tutti ex del Pci e della Democrazia cristiana?

4. Ma vi sembra normale che Clinton, Jospin, Schroeder, Blair e persino Gorbaciov facciano un altro lavoro da anni e loro invece insistano?

5. Ma vi sembra normale che Pdl e Pd abbiano perso milioni di voti e parlino solo di quelli persi dagli avversari?

6. Ma vi sembra normale che i verdi trionfino ovunque, mentre qui, appena ne vedi uno in faccia, viene voglia di tifare per l’effetto-serra?

7. Ma vi sembra normale che chi detesta Berlusconi voti Di Pietro, che è come dire: detesto il Bagaglino quindi vado a vedere Bombolo?

8. Ma vi sembra normale che l’Italia cristiana sia rappresentata in Europa da Magdi Cristiano Allam e Borghezio?

9. Ma vi sembra normale che tutti sputino addosso alla Casta e poi Mastella prenda ancora 112 mila voti di preferenza?

10. Ma vi sembro normale?

Ad almeno nove domande su dieci (compresa la numero 10) la mia risposta è no.


Tratto integralmente (tranne la domanda n.2 che è stata modificata) da qui

PD: Zero Tituli


Si ringrazia freedomland

domenica 7 giugno 2009

Se Atene non ride, Sparta ha poco da rallegrarsi

IL POPOLO DELLA LIBERTA' 35,1
PARTITO DEMOCRATICO 26,2
LEGA NORD 10,5
DI PIETRO ITALIA DEI VALORI 7,9
UNIONE DI CENTRO 6,4
RIFOND.COM. - SIN.EUROPEA - 3,3
SINISTRA E LIBERTA' 3,0
LISTA MARCO PANNELLA - EMMA BO 2,4
LA DESTRA-MPA- PENSIONATI -ALL 2,2
FIAMMA TRICOLORE 0,8
PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI 0,5
SVP 0,5
FORZA NUOVA 0,5
LIBERAL DEMOCRATICI - MAIE 0,2
VALLEE D'AOSTA 0,1
AUTONOMIE LIBERTE' DEMOCRATIE 0,1


Dati reali - 59767 sezioni su 61428

Scrive DAW: "Per analizzare il risultato elettorale abbiamo due strade. La prima, quella consueta e classica, prevede il confronto con i dati delle politiche dell'anno scorso e delle precedenti europee. La seconda è, diciamo, particolare: prevede il confronto dei dati con le aspettative elettorali dei partiti, diffuse dai media o - peggio - dai leader politici. A seconda del metodo scelto ottenete due diversi vincitori. Se, utilizzano il primo metodo, facciamo un confronto con le politiche dell'anno scorso otteniamo un PdL in perdita di circa due punti percentuali. Il Pd, invece, ne perde sei. Il confronto con le precedenti europee vede il PdL sopra di quasi tre punti, mentre il Pd ne perde più di quattro. Secondo metodo. PdL: la famosa quota 40, che a tratti era diventa addirittura il 45, diventa oggi un miraggio. Lontanissimo. In casa Pd, invece, erano in molti ad aspettarsi un disastro totale: si parlava, addirittura, di un dato inferiore al 25%. Se, da un lato, l'aspettativa era il 40 (o il 45), e dall'altra lato era il 25, è chiaro chi può sentirsi, almeno moralmente, vincitore."

Se Atene non ride, Sparta ha poco da rallegrarsi. La sensazione che se ne trae è la stessa tra i tifosi avversi di due squadre in campo per un importante torneo di calcio: gli uni che, dopo aver visto la propria squadra attaccare e fare un gran volume di gioco, alla fine della gara, magari nei minuti supplementari, vedono segnare la squadra avversaria con un gol in contropiede; i secondi che, essendo oramai rassegnati alla disfatta, riescono a recuperare un'insperato risultato di pareggio.
Ma il pareggio non basta ad entrambe per il loro scopo.

sabato 6 giugno 2009

Auguri Capitano!

Roma, 7 giugno 2009


Quota fortyfive oggi per Andrea Torre: un capitano, un mito, ma sempre e soprattutto un caro ragazzo. Auguri

Intervista (immaginaria) a Davide Giacalone


Dott. Giacalone, gli europei si recano alle urne...

Un grande ventre democratico, un possente travaglio elettorale, partorirà il solito mostriciattolo inutile: il Parlamento Europeo.

Ohibò, cosa ha detto? Pensi a quanti convinti europeisti si potranno indignare per questa sua affermazione.

Spiacente, sono cresciuto a pane ed europeismo, e proprio perché conservo una certa idea di cosa l’Europa dovrebbe essere, osservo e descrivo l’imponenza burocratica e l’illusorietà democratica di quella che adesso si rivota.

Gli europei eleggeranno 736 parlamentari, noi italiani ne manderemo 72. Ci sono candidati di tutti i colori ed ovunque si registrano presenze avvenenti o singolari.

Manca una sola categoria di persone.

Quale?

Gli statisti. Che già non abbondano, ma è significativo che i leader politici, quelli veri, non si candidano o lo fanno solo per attirare voti, sapendo bene che non metteranno piede in quel Parlamento. Le delegazioni, quindi, senza gran distinzione di schieramento e nazionalità, saranno composte da signori bigi, di cui sentiremo riparlare fra quattro anni, quando saranno pubblicate le statistiche sulle assenze.

Ma si fa un gran parlare dell'importanza crescente del ruolo dell'istituzioni centrali europee nella gestione delle questioni più importanti, se non cruciali, per ogni singolo paese membro.

La moneta europea continuerà ad essere governata da banchieri centrali che non rispondono ad alcun potere politico e che, naturalmente, nessuno ha mai eletto. L’unico organo esecutivo dell’Unione, ovvero la Commissione Europea, continuerà ad essere composta da gente scelta dai governi. E le decisioni che contano saranno adottate dal consiglio dei ministri, cioè dalle riunioni dei presidenti o ministri di ciascun Paese, senza che serva ad un bel niente il voto diretto per il Parlamento Europeo. Il quale ultimo, occupandosi prevalentemente della ratifica e formulazione delle direttive, è divenuto l’impero dei lobbisti, contro cui non ho nulla, vanno benissimo, ma, appunto, non si occupano di politica estera e trattano la sicurezza o la difesa solo se c’è da vendere qualche cosa.

Sono passati trenta anni dalla prima volta in cui eleggemmo questo Parlamento. Lei che giudizio sente di darne?

Da europeista annoto il suo fallimento, e lo faccio osservare perché non affondi con sé anche l’ideale, come già s’è visto nei referendum su quella roba bislacca che si volle chiamare “Costituzione europea”, con gli elettori che correvano in massa a bocciarla, scambiando il voto per una specie di lucchetto contro la globalizzazione.

E per quanto riguarda queste ultime elezioni, che significato avranno per gli elettori italiani?

Noi italiani faremo come tutti gli altri: voteremo pensando agli affari nostri, con lo sguardo rivolto non all’orizzonte continentale, ma alla pozza locale. Ciascuno voterà la squadra del cuore, componendo così una rappresentanza che non parla la lingua del federalismo europeo, ma esporta il vernacolo gesticolante della propaganda locale. Nel migliore dei casi, sarà inutile.

NB: Quella riportata in questo post è solo una intervista assolutamente immaginaria il cui testo è frutto di una libera manipolazione di questo articolo di Davide Giacalone (che spero non me ne vorrà per questo)

Anticipazioni del risultato elettorale dallo Stern


Berlusconi sorridente in versione Giulio Cesare: è questa la copertina scelta dal settimanale tedesco Stern per il numero in edicola il 4 giugno. Titolo: «Italien. Macht & Amore» («Italia. Potere e amore»); sottotitolo: «Come Berlusconi governa il nostro Paese delle vacanze preferito».

http://www.lastampa.it/multimedia/multimedia.asp?p=1&pm=1&IDmsezione=9&IDalbum=18194&tipo=FOTOGALLERY#mpos

Corruzione ad Alta Velocità


E’ la cronaca di 2 anni di indagini del Presidente della Commissione Antimafia dal 1994 al 1996, voluto da Berlusconi come uno dei primi passi del suo primo governo, per capire chi avesse fatto saltare in aria Falcone e Borsellino.

L’autore e, come detto, anche presidente della commissione antimafia (finchè ha retto il governo berlusconi, poi è stato ovviamente silurato dagli autori del ribaltone), è anche un ex-giudice collaboratore esterno (soprattutto da Roma per le questioni “non siciliane”) del pool antimafia di Falcone e Borsellino, nonchè plurieletto nelle fila del PCI prima, PDS dopo. (...)

Segue su Camelot

giovedì 4 giugno 2009

Il discorso di Obama e le sue attese


Tra poche ore Obama farà il suo discorso ufficiale all'Università del Cairo (l'Egitto è il paese dove vive un quarto della popolazione araba totale). C'è molta attesa e molte aspettative riguardo a questo significativo evento. Si crede e si spera possa rappresentare una svolta nella politica internazionale del dopo-Bush, innanzitutto rappresentata da un atteggiamento più fermo ed indipendente da Israele. Questo atteggiamento più equidistante, unito alla rinuncia dell'idea che si possa imporre con la forza militare la cosiddetta "democrazia" occidentale (gli Stati Uniti «non sono e non saranno mai in guerra contro l’Islam» ha già proclamato Obama in Turchia), potrebbe creare le premesse per un dialogo ed una riconciliazione tra il mondo occidentale e quello islamico, con riferimenti nuovi per le questioni critiche aperte in medio-oriente, la questione palestinese in primo luogo, ma anche l'Iraq, l'Afghanistan, l'Iran (alla vigilia di importanti elezioni), e più in generale in tutta la serie di delicati equilibri tra stati di quell'area, legati strettamente anche alla questione religiosa. Si pensa infatti che un nuovo e chiaramente critico col recente passato atteggiamento degli Stati Uniti, se ritenuto sufficientemente credibile, possa far leva sulla parte moderata del mondo arabo in modo da dargli maggior forza e consentire di contrastare e battere la parte dell'estremismo religioso, quello che sostiene ed alimenta (teoricamente se non materialmente) il terrorismo di ispirazione islamica. Non a caso, in coincidenza con l'arrivo di Obama in Arabia Saudita, sono arrivati i messaggi di Al Queda per mettere in guardia dal credere al nuovo corso della politica statunitense.

C'è tuttavia anche dalla parte occidentale chi mostra scetticismo nei confronti della svolta obamiana. Il tentativo di apertura di dialogo nei confronti dell'Iran, ad esempio, ha determinato contraccolpi di preoccupazione, oltre che in Israele, proprio da parte di quei paesi arabi moderati che si vorrebbe sostenere, ma che temono la propensione espansionistica (dal punto di vista politico-religioso) di quel paese, almeno con al governo una figura come Ahmadinejad. Inoltre c'è chi non crede possibile una distinzione tra paesi moderati e non, in quanto i rapporti di quei paesi sono storicamente dominati da rivalità e contrasti che prescindono o vivono all'interno stesso della fede islamica.
Scrive Carlo Panella sul suo blog: "Il presidente americano non lo sa neanche, ma l'università di al Azhar da cui ha improvvidamente deciso di lanciare un messaggio di pace all'Islam, è il simbolo stesso del fallimento della sua iniziativa propagandistica. Per i teologi di al Azhar, infatti, chi pubblicamente abbandona l'Islam è apostata e va ucciso. Punto. Questo è l'Islam ''moderato'' a cui Obama si rivolge senza averlo studiato, capito, analizzato. Tutta fuffa, al solito, tutto buonismo, tutto politically correct. Le sue ci si può scommettere, saranno parole alte e ben dette. Ma non scalfirà nulla di una realtà che vede lo stato palestinese impossibile non perché Nethanyau non vuole, ma perché Hamas e Al fatah si massacrano già oggi e domani, controllandolo si massacrerebbero ancora di più; che vede l'Iran preparare l'atomica non solo per distruggere Israele, ma anche per destabilizzare tutti i paesi sunniti del Golfo e oltre; che vede il genocida sudanese Omar al Beshir ricevuto ovunque nei paesi musulmani come un eroe, solo e proprio perché l'Onu l'ha incriminato per reati contro l'umanità. A tutto questo Obama non darà nessuna risposta: parlerà di buoni sentimenti, farà un figurone. Poi, quando finalmente prenderà atto della realtà, combinerà i suoi guai, come e peggio di Bush"

Staremo a vedere.


Il testo integrale del discorso in italiano

lunedì 1 giugno 2009

Una campagna elettorale orrenda

"Non ricordo una campagna elettorale orrenda come quella di oggi per l’Europa e per il governo di comuni e province. Ogni giorno mi domando su che cosa dovrò votare fra una settimana. Sulla storia fra il Cavaliere e una ragazza napoletana? Sulle invettive di un trinariciuto bianco come il leader del Partito democratico? Sugli allarmi dei dipietristi che urlano al ritorno del fascismo? Sul complotto che magistrati rossi e giornali sinistri starebbero attuando contro il premier per farlo secco? Confesso di essere sempre più incerto. E sempre più spaventato.
(...) La mattina i giornali mi portano in casa un paese che non riconosco più. E soprattutto una lotta politica di livello sempre più basso, umiliata e umiliante. Con il sesso che la fa da padrone e sembra in grado di decidere chi sarà a vincere e chi a perdere. È una sbobba difficile da ingoiare. Costringe anche noi giornalisti a rivoltarci nella melma. Dal momento che la stampa è, per forza di cose, lo specchio del paese che deve raccontare."

Giampaolo Pansa

Brani tratti da:
http://www.ilriformista.it/stories/Prima%20pagina/68022/