
Si stanno ultimando le liste dei candidati per le prossime elezioni. Come al solito, molti dei nomi possibili suscitano qualche perplessità o vero clamore. Soprattutto se si tratta di donne, soprattutto se giovani, belle e - politicamente - sconosciute.
Spesso queste critiche sono legittime. Tra i nomi delle candidate del PDL, oltre a quelli dati quasi come certi come quelli di Barbara Matera (ex annunciatrice Rai) e Camilla Ferranti (ex tronista di Uomini e donne e protagonista di Incantesimo), si erano fatti anche quelli, al momento dati invece per smentiti, di Eleonora Gaggioli (già attrice in Elisa di Rivombrosa) e Angela Sozio («la rossa» che partecipò all'edizione numero tre del Grande Fratello).
Come ha scritto Sofia Ventura su fFwebmagazine: "Se il problema della carente presenza femminile nei luoghi della politica tocca molte democrazie, anche se nel caso italiano si presenta in modo particolarmente acuto, vi è una specificità tutta nostrana che aggrava ancor di più la situazione. Ci riferiamo alla pratica di cooptazione di giovani, talvolta giovanissime, signore di indubbia avvenenza ma con un background che difficilmente può giustificare la loro presenza in un’assemblea elettiva come la Camera dei deputati o anche in ruoli di maggiore responsabilità. Che nella politica italiana vi sia la necessità di dare spazio a una nuova generazione non vi è dubbio, ma è questo, ci chiediamo, il modo? ". (...) "Le donne non sono gingilli da utilizzare come specchietti per le allodole, non sono nemmeno fragili esserini bisognosi di protezione e promozione da parte di generosi e paterni signori maschi, le donne sono, banalmente, persone. Vorremmo che chi ha importanti responsabilità politiche qualche volta lo ricordasse."
(link dell'articolo completo: http://www.ffwebmagazine.it/ffw/page.asp?VisImg=S&Art=1432&Cat=1&I=immagini/Foto/tacco_int.jpg&IdTipo=0&TitoloBlocco=L%27Analisi&Codi_Cate_Arti=38 )
Seppure non si possa che concordare con quanto sostenuto dai critici delle candidature "veliniste", occorre però riconoscere che, almeno in qualche caso, persino una velina potrebbe rivelarsi una sorpresa positiva: è il caso di Mara Carfagna.
In una recentissima intervista sulla Stampa, alla domanda di Claudio Sabelli Fioretti su chi gli piacesse nello schieramento politico antagonista, Dario Franceschini ha risposto «La Prestigiacomo, Alemanno… Ti dirò una cosa su cui mi prenderò degli insulti: la Carfagna. Gli uomini italiani hanno mostrato tutto il loro razzismo inconsapevole, il loro tardo-maschilismo. Se la Carfagna fosse brutta, tutti ne parlerebbero bene. Siccome è bella, si esclude che possa essere brava. Io l’ho vista, parla a braccio, dice cose approfondite».
Mara Carfagna, quando fu nominata ministro nell'ultimo governo Berlusconi, subì un attacco tanto feroce quanto generalizzato, basato, oltre che sul suo passato di ex-show girl, su pesanti insinuazioni (sulla base di indiscrezioni, non dimostrate, pubblicate su Repubblica e poi sull'argentino El Clarin) che intaccavano la sua dignità personale. Sabina Guzzanti, citata in giudizio dalla Carfagna per questo, ebbe a dire in occasione del 'No Cav day' dell'8 luglio 2008:
In conclusione, certamente sarebbe opportuno ed auspicabile che i partiti nominassero i propri candidati sulla base di criteri chiari e oggettivi, scegliendoli sulla base di loro qualifiche, meriti e competenze tali da non poterne mettere in discussione la scelta. Sarebbe tuttavia altrettanto opportuno ed auspicabile non scadere, all'opposto, nel "razzismo inconsapevole" e nel "tardo-maschilismo" (di cui si è data abbondante prova nel caso del nostro apprezzabile, seppur bellissimo, ministro della pari opportunità), soprattutto considerato che il vero problema è proporre dei candidati improbabili ed inadeguati, e che tali possono esserlo non solo ed esclusivamente ex-show girl, ma anche uomini, oltreché donne, sufficientemente brutti ed anonimi.



Forza Italia fu dileggiata come "non partito", ma proprio per questo aspetto F.I. ha potuto connotarsi come una DC pragmatica e priva di collante ideologico. Il "vuoto zen" proposto dal centrodestra lasciava alla società spazi di movimento al di fuori della politica e della legiferazione universale. Va detto che ciò è avvenuto in minima parte e con molti difetti, tuttavia i pregi di Berlusconi consistono eminentemente in ciò che non ha fatto: oggi la comunicazione diretta all'opinione pubblica non è più fabbricata nelle fucine di partito e poi distribuita attraverso cinema, scuola, musica e televisione. Il PDL ha chiuso l'era dei partiti che dettano la "linea" e perseguono l'egemonia culturale sui cittadini. Com Berlusconi la televisione è tornata a essere ciò che è sempre stata, tranne che nella Hungaro film comunista: un medium nato per l'intrattenimento (artistico o kitsch). Secondo gli epigoni del Pci la tv deve invece essere soprattutto un vettore di cultura, un testo scolastico, un mezzo per formare ed educare le masse: nulla di più sbagliato, perdente, e novecentesco. Tutto è preferibile all'idea di sommministrare al popolo dosi generose di cultura "del popolo": meglio Lascia o raddoppia di un talk show politico. Meglio Piero Angela dei documentari ambientalisti, utilizzati per terrorizzare i cittadini e indirizzarne le opinioni. Il PD resta legato all'idolo della "giusta" dottrina (come se ne potesse esistere una soltanto), e resta papista quanto il PDL è luterano.


