venerdì 23 gennaio 2009

ORIANA FALLACI: UNA DONNA STRAORDINARIA

Una personalità ricca, profonda, forte e coraggiosa come poche. Perciò inevitabilmente destinata a dividere il pubblico tra chi l'ama e chi l'odia. Lei ha avuto inoltre la capacità di passare nelle stesse persone da una categoria all'altra: dall'amore all'odio e dall'odio all'amore. Un genio. Anche se un genio sofferente e - probabilmente - drammaticamente infelice. Ma anche questo l'accomuna al destino delle grandi personalità.
"Il poeta ribelle, l’eroe solitario, è un individuo senza seguaci: non trascina le masse in piazza, non provoca le rivoluzioni. Però le prepara. Anche se non combina nulla di immediato e di pratico, anche se si esprime attraverso bravate o follie, anche se viene respinto o offeso, egli muove le acque dello stagno che tace, incrina le dighe del conformismo che frena, disturba il potere che opprime. Infatti qualsiasi cosa egli dica o intraprenda, persino una frase interrotta, un’impresa fallita, diventa un seme destinato a fallire, un profumo che resta nell’aria, un esempio per le altre piante del bosco, per noi che non abbiamo il suo coraggio e la sua veggenza e il suo genio. E lo stagno lo sa, il potere lo sa che il vero nemico è lui, il vero pericolo da liquidare. Sa addirittura che egli non può essere rimpiazzato o copiato: la storia del mondo ci ha ben fornito la prova che morto un leader se ne inventa un altro, morto un uomo d’azione se ne trova un altro. Morto un poeta, invece, eliminato un eroe, si forma un vuoto incolmabile, e bisogna attendere che gli dei lo facciano resuscitare. Chissà dove, chissà quando". (Oriana Fallaci, tratto da “Un Uomo”)

Il 29 giugno di quest'anno si compiranno gli ottant'anni dalla nascita di Oriana Fallaci, una piccola grande donna "scrittore" (come lei voleva esser definita) che ha saputo lasciare un segno profondo di sé, tanto forte quanto controverso. Come lei e la sua vita.

Una vita che sembra un grande romanzo, vissuta com'è stata a diretto contatto con i luoghi , i momenti, i personaggi più importanti e significativi della sua storia contemporanea. Oriana ha intervistato, sempre con il rigore e la completa assenza di sudditanza psicologica che la hanno resa famosa nel mondo, Henry Kissinger, Arafat, Golda Meir, l'ayatollah Khomeini, Gheddafi, Sharon. I suoi libri ("Lettera ad un bambino mai nato", "Un Uomo", "La rabbia e l'orgoglio", solo per citarne alcuni) sono stati tradotti e venduti in milioni di copie in tutto il mondo. Ma la vera grandezza di Oriana Fallaci, aldilà dei suoi libri e delle sue interviste, è determinata dal grandissimo coraggio, rigore intellettuale ed impegno totale della sua persona che hanno connotato tutta la sua vita, sia nel lavoro, sia nell'espressione delle sue idee - spesso non-convenzionali, talora francamente scomode - sia nella battaglia condotta contro la sua malattia ("l'alieno"). Le sue eccezionali qualità personali - di coraggio, tenacia, capacità, entusiasmo, originalità - conferiscono ad Oriana Fallaci una dignità ed un valore umani che, prescindendo dal legittimo giudizio anche duramente critico nei confronti delle sue espressioni di pensiero, non possono che suscitare unanime stima ed ammirazione.

Di Oriana si tende a ricordare soprattutto l'ultima fase della sua vita, quella che fu segnata, mentre viveva a New York, essendo già malata di quel tumore che l'avrebbe poi uccisa, dall'attentato di martedì undici settembre 2001 alle Twin Towers. La battaglia che si sentì di intraprendere - con la forza, la convinzione e l'intransigenza ben rappresentate dalle sue stesse parole: «Vi sono momenti, nella Vita, in cui tacere diventa una colpa e parlare diventa un obbligo. Un dovere civile, una sfida morale, un imperativo categorico al quale non ci si può sottrarre» - fu quella nei confronti del terrorismo di natura islamica, elemento a suo avviso solo più clamoroso ed evidente di una più estesa minaccia culturale e civile rappresentata dall'integralismo islamico nei confronti del mondo occidentale. Un mondo occidentale che, reso vulnerabile proprio dalle sue qualità superiori di libertà, democrazia e tolleranza, dalla sua convinzione di superiorità economica e politico-militare, nonché reso pavido dalla decadenza morale con conseguente perdita del senso e dell'importanza dei suoi stessi valori e principi fondanti, non le pareva riuscire adeguatamente non solo a reagire, ma anche solo a comprendere la gravità del rischio rappresentato dall'espansione dell'integralismo islamico nel mondo e nel cuore stesso dell'occidente. Questa sua battaglia è coincisa con il riavvicinamento della radicale ed anticlericale Oriana - che tuttavia mai ha rinnegato il suo ritenersi convintamente atea - alla chiesa romana (in questo stesso periodo espresse pubblicamente forti critiche nei confronti dell'aborto e della ricerca sulle cellule staminali), a papa Benedetto XVI in particolare - che ebbe occasione di incontrare in privato - ed a monsignor Rino Fisichella, che le è stato vicino fino agli ultimi istanti della sua vita.
Oriana Fallaci era nata nella sua amata Firenze - tanto amata da spingerla a polemizzare fortemente contro l'organizzazione in quella città nel 2002, l'anno seguente i fatti di Genova, di una manifestazione noglobal - ed a Firenze ha voluto che morisse. Il 15 settembre 2006, all'età di 77 anni.

Anche a distanza di tre anni dalla sua morte, ancora è molto acceso il dibattito suscitato dai temi sollevati da Oriana Fallaci, un'ultima eredità del suo pensiero che tuttora divide in maniera assolutamente dicotomica il giudizio complessivo nei suoi confronti tra chi decisamente la ama e chi decisamente la condanna. Ha scritto Lucia Annunziata in un suo bellissimo articolo (pubblicato su La Stampa il 16/9/2006, giorno successivo alla sua scomparsa):
"Oriana Fallaci e' stata la piu' grande giornalista italiana, e uno dei personaggi che hanno scolpito il secolo che si e' appena chiuso. Purtroppo, nessuna di queste due definizioni e' oggi condivisa dall'establishment italiano. Ma anche questo «disconoscimento» e' uno degli elementi definitori della biografia della Fallaci" http://archivio.lastampa.it/LaStampaArchivio/main/History/tmpl_viewObj.jsp?objid=7213693
"La rabbia e l'orgoglio" di Oriana Fallaci (Corriere della Sera del 29/09/2001)
http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2006/09_Settembre/15/rabbia1.shtml

Il dibattito seguente sul Corriere della Sera:

"Ma il dolore non ha una bandiera" di Dacia Maraini (del 05/10/2001)
http://archiviostorico.corriere.it/2001/ottobre/05/dolore_non_una_bandiera_co_0_0110052455.shtml

"La bandiera italiana" di Sergio Romano (del 07/10/2001)
http://archiviostorico.corriere.it/2001/ottobre/07/BANDIERA_ITALIANA_co_0_0110072730.shtml

"Il Sultano e San Francesco" di Tiziano Terzani (del 08/10/2001)
http://archiviostorico.corriere.it/2001/ottobre/08/Sultano_San_Francesco_co_0_0110082774.shtml

"Uditi i critici ha ragione Oriana" di Giovanni Sartori (del 15/10/2001):
http://archiviostorico.corriere.it/2001/ottobre/15/Uditi_critici_ragione_Oriana_co_0_0110153873.shtml

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