venerdì 17 aprile 2009

LA STIMA DEI 400 MILIONI DI EURO

Scrive Franco Bechis:

Devo chiedere scusa ai lettori di Italia Oggi perchè ieri anche io, fidandomi di tutte le dichiarazioni coincidenti, ho riportato nel mio articolo sul terremoto quella stima dei 400 milioni, che certamente sarebbero potuti essere degni di migliore causa. Sono poi andato a controllare e capito da cosa nasceva: da uno studio del febbraio scorso degli economisti della Voce.info. L’ho letto, mi sono preso tutte le relazioni tecniche sulle spese elettorali delle ultime politiche e delle consultazioni referendarie, e mi sono convinto una volta in più che degli economisti bisogna sempre e prima di tutto diffidare. In quei 400 milioni calcolati da loro ci sono circa 200 milioni di euro di quelli che vengono chiamati “costi indiretti”. Che sono? Semplice: 127 milioni di euro sarebbe il costo della passeggiata che ogni elettore dovrà fare per recarsi ai seggi due volte invece di una. (...) i costi sostenuti dalle famiglie nell’affidamento dei figli in un giorno di chiusura delle scuole possono essere stimati in circa 37 milioni di euro”. (...) Altri 37 milioni di euro vengono calcolati sulla mancata produttività di presidenti di seggio e scrutatori che avendo quell’impegno sono esentati dal lavoro. (...) Bossi costa di più, è vero. In tutto circa 100 milioni di euro.

L'articolo completo:

http://www.loccidentale.it/articolo/referendum%2C+si+fa+con+i+ballottaggi.+ma+l%27extra+spesa+%C3%A8+inventata.0069980


Credo che questo articolo di Bechis riveli, sulla base di una analisi più attenta della stessa primaria fonte che l'ha ispirato (http://www.lavoce.info/articoli/-istituzioni_federalismo/pagina1000964.html) l'abbaglio mediatico che ha contagiato un po' tutti: la storia che, con l'election day, lo stato avrebbe avuto la disponibilità di 400 milioni di euro da destinare ad altro (terremotati o altro).

Molto semplicemente, ciò è falso.

O meglio, il risparmio ci sarebbe, ma non di quella entità: forse circa 100 milioni di euro (gli altri essendo costi indiretti e dunque, semmai, un potenziale risparmio da parte dei cittadini e non dello stato).

E comunque, in termini di risparmio, ma anche e soprattutto di opportunità e necessità politica, la vera soluzione sarebbe una nuova legge elettorale (eliminando il referendum).

E questa, secondo me, alla fine sarà la conclusione più logica e condivisa da parte di tutti (tranne i firmatari di quel referendum, ma forse, oggi, nemmeno tutti).

Update: Pare che ci si orienti sull'indizione del referendum per il 21 giungno, in concomitanza con i ballottaggi per le amministrative. Quindi il referendum si farà. Ma inutilmente (anche riuscendo l'impresa del raggiungimento del quorum). La verità è che, anche se vincessero i si, il referendum non potrebbe di per sé risolvere la vera questione in ballo: quella del necessario rinnovo istituzionale del paese. Semmai, di per sé, un successo dei si potrebbe indurre una situazione di azzardo rischioso: andare verso un sistema maggioritario bipartitico che consentirebbe alla lista di maggioranza relativa (anche un 30%) una maggioranza del 51%, senza un adeguamento del quadro complessivo istituzionale e senza adeguati contrappesi democratici, creerebbe una situazione oggettivamente preoccupante dal punto di vista democratico.

Per questo, ribadisco, troverei più sensato un suo rinvio e, possibilmente, una nuova legge elettorale (comunque necessaria) in un ambito di revisione istituzionale complessiva ad essa coerente. I referendum come questo sono solo uno spreco inutile di soldi e di energie che, per le vitali esigenze del paese, andrebbero spesi, entrambi, meglio.

2 commenti:

Uncas ha detto...

la cosa atroce è Franceschini che ne ha fatto un cavallo di battaglia, scordando che i suoi compagni umbri ... http://uncas.splinder.com/tag/umbria

nicknamemadero ha detto...

Uno degli elementi più rilevanti nella cultura politica del paese degli ultimi anni è l'evidente venir meno della supposta (e finora accettata dalla gran parte dell'opinione comune) superiorità morale (ma anche culturale e politica) della sinistra. Franceschini sta semplicemente proseguendo questo ciclo di discredito.