giovedì 26 febbraio 2009

mercoledì 25 febbraio 2009

LA QUESTIONE NUCLEARE


Col senno di poi, credo che la maggioranza degli italiani sia oggi convinta che la rinuncia al nucleare con il referendum del 1987 (fatto sull'onda emotiva del disastro di Cernobyl, avvenuto l'anno precedente), si sia rivelata una scelta sbagliata. Con quella scelta, infatti, l'Italia ha rinunciato ad una tecnologia che, nel resto del mondo, si è rivelata essere efficiente, relativamente sicura (dopo Chernobyl, si sono verificati nel mondo solo incidenti di tipo minore, fino al livello 2 della scala IAEA, dunque nessuno grave, e che comunque hanno coinvolto 'vecchie' centrali di II generazione) ed abbastanza economica (la percentuale di produzione di energia col nucleare è circa del 16% nel mondo, del 20-30% nella maggior parte dei paesi europei, addirittura dell' 80% in Francia e Lituania). Il conseguente deficit di produzione di energia ha determinato per il nostro paese la necessità di acquistare all'estero, per lo più dalla Francia, quella stessa energia di origine nucleare cui aveva deciso di rinunciare. Col bel risultato di avere in Italia, rispetto agli altri paesi nuclearizzati, oltre una minor capacità di produzione energetica, un più alto costo dell'energia per l'utenza privata e industriale, senza peraltro aver pregiudicato il rischio di contaminazioni a seguito di eventuali incidenti nei numerosi reattori nucleari situati in prossimità dei nostri confini, nonché non esimendoci dai rischi e dai rilevanti costi di gestione e smaltimento di quelle poche (quattro: Latina, Sessa Aurunca, Trino e Caorso) centrali nucleari realizzate fino all'epoca del referendum. A ciò va aggiunto, infine, il danno per l'inevitabile determinarsi di un grave gap tecnologico e di ricerca per il nostro paese in un settore strategico come quello nucleare.
Centrali nucleari esistenti in Europa (fonte:www.insc.anl.gov/pwrmaps/map/)

Incidenza della produzione di energia elettrica con il nucleare per Paese (fonte: WNA,IAEA. Nuclear Engineering International, including Handbook)


Il recente piano di cooperazione nel settore del nucleare tra Italia e Francia, realizzato attraverso un protocollo d'intesa tra i due giganti nazionali dell'energia, la francese EDF e l'italiana ENEL (che, dopo l'acquisizione del gruppo ENDESA, costituisce il secondo produttore europeo, già presente nel mercato dell'energia nucleare in Slovacchia, Spagna, Romania e Russia), getta le basi per "una politica nucleare europea condivisa tra i due Paesi in una prospettiva paritetica e di lungo periodo” e di fatto riapre per l'Italia l'opportunità di rientro nel nucleare.
Il nuovo, anche se ancora ipotetico, nucleare italiano sarebbe consentito dalla disponibilità della più recente tecnologia francese, quella delle centrali EPR (European pressurized water reactor) di III+ generazione, ultima evoluzione in termini di garanzie di sicurezza (sia estrinseca che intrinseca), di rendimento di produzione e di sfruttamento di uranio. L'Italia parteciperà con l'Enel (con una quota del 12,5% di proprietà) alla costruzione delle prossime centrali EPR in Francia (attualmente a Flamanville, poi a Penly) e con l'Enea diventerà partner di ricerca nei laboratori di Cadarache per il nucleare di prossima generazione (i reattori di IV generazione sono ancora in fase di sviluppo e si stima che potranno entrare in servizio non prima di 25/30 anni). La necessaria costituenda agenzia per la sicurezza nucleare sarà realizzata adottando l'impostazione di quella vigente in Francia. Stando agli impegni presi dal nostro Governo, si prevede la costruzione (tramite una società a maggioranza italiana aperta ad altri partner anche non industriali, sul modello adottato in Finlandia, che coinvolga grandi consumatori con un patto d'acquisto dell'energia a lungo termine) di primi quattro impianti, potenzialmente operativi tra il 2020 e il 2023; successivamente, si punterebbe ad avere il 25% di produzione di energia nucleare (per una necessità equivalente ad almeno 12mila megawatt), dunque, considerando che un impianto EPR ha una capacità di 1600 megawatt, la costruzione di un totale di otto-dieci nuove centrali (ciascuna di un costo stimato di 3,3 miliardi di euro).
La centrale nucleare finlandese di Olkiluoto. Sulla destra i due vecchi reattori già esistenti, sulla sinistra la simulazione in computer grafica del costruendo reattore EPR (primo al mondo).


Sulle reali prospettive attuali e future della produzione nucleare di energia, tuttavia, in Italia come nel resto del mondo le opinioni sono assai divise e controverse.

Esiste una larga fetta di opinione pubblica mondiale che, nei confronti dell'uso del nucleare per la produzione di energia, rimane irriducibilmente contraria e timorosa, essenzialmente per la paura di dispersioni di materiale radioattivo in caso di eventuale incidente, attentato o evento tellurico, come pure per la complessa problematica della gestione delle scorie prodotte, che vanno accumulate per un tempo praticamente indefinito. Sono uscite inoltre pubblicazioni che hanno circostanziato seri dubbi sulla effettiva convenienza economica della produzione nucleare di energia e sull'opportunità di investire grandi capitali in quel settore, considerando, oltre al semplice costo di produzione dell'energia, gli alti costi di smaltimento delle scorie e delle stesse centrali a fine ciclo (che hanno una vita media di 25-30 anni).
(http://www.rmi.org/images/PDFs/Energy/E08-01_AmbioNuclIlusion.pdf ).

Sull'altro versante, oltre ai convinti assertori del nucleare, negli ultimi anni ci sono stati significativi pronunciamenti, se non proprio a favore, almeno meno dogmaticamente contrari nei confronti del nucleare da parte di personaggi inaspettati, come Patrick Moore, co-fondatore di Greenpeace, Stewart Brand, fondatore di "The Whole Earth Catalog", o, per restare in Italia, Chicco Testa, che nel 1987 era presidente di Legambiente e fu uno dei promotori dei tre referendum anti nucleare. Sull’Independent è stato recentemente pubblicato un articolo dove quattro personaggi assai noti per la loro sensibilità ai temi ambientali (Lord Chris Smith of Finsbury, presidente dell’agenzia britannica per l’ambiente, Chris Goodall, uno storico attivista verde, Mark Lynas, giornalista e autore di un famoso pamphlet,"Six Degrees", sui rischi dell'innalzamento delle temperature medie della terra, e Stephen Tindale, direttore di Greenpeace fino al 2005) hanno sostenuto che il nucleare, lungi dal dover essere demonizzato, va invece considerato una fonte di produzione d'energia valida e molto meno dannosa nei confronti dell'ambiente rispetto ad altre fonti tradizionali, soprattutto in relazione alle problematiche legate ai cambiamenti climatici, all'effetto serra ed alla produzione di CO2 e delle polveri sottili (problematiche rispetto alle quali quella della gestione delle scorie radioattive risulta essere sostanzialmente minore e meglio gestibile). Lynas arriva a sostenere che la moratoria sulla costruzione di nuove centrali nucleari in Inghilterra, decisione ora revocata dal governo di Londra, avendo impedito l'unica vera possibile alternativa alle vecchie centrali a carbone, sarebbe stato un «errore enorme, per il quale ora la terra sta pagando il prezzo».
Anche negli Stati Uniti, il piano per l'energia sostenuto dall'attuale presidente, Barack Obama, non prevede affatto una dismissione del nucleare, semmai ne auspica un incremento con impiego di nuovi e più sicuri tipi di centrali (SUSE-NPP: Supersafe & Simply-Easily decommisionable Nuclear Power Plant):
Nuclear power represents more than 70 percent of our noncarbon generated electricity. It is unlikely that we can meet our aggressive climate goals if we
eliminate nuclear power as an option. However, before an expansion of nuclear power is considered, key issues must be addressed including: security of nuclear fuel and waste, waste storage, and proliferation.
http://www.barackobama.com/pdf/factsheet_energy_speech_080308.pdf

In ogni caso, esiste una alternativa valida al nucleare? Si parla molto delle fonti rinnovabili ed alternative (eolico, fotovoltaico, termico solare, geotermico, biomasse, idrogeno, ecc.), ma nella realtà dei fatti queste alternative sono, rispetto alle enormi richieste di energia di un moderno paese industriale e dei centri ad alta urbanizzazione, o solo ipotetiche, o non vantaggiose in termini economici o realizzabili praticamente solo come supporto limitato e parziale ad altre fonti.
“Benché le energie rinnovabili abbiano un ruolo importante nell’approvvigionamento energetico, la realtà è che troppo spesso ottengono una specie di passepartout dal punto di vista analitico. Molte delle proposte non supererebbero il test della risata se portate avanti da grandi imprese private, ma vengono accolte da attivisti e politici senza una seria riflessione in merito ai loro costi o ai benefici”. Michael C. Lynch (economista del MIT di Boston e presidente della società SEER)
(confrontare anche l'altro mio post "Un esame critico delle fonti alternative"
http://nicknamemadero.blogspot.com/2009/02/proposito-delle-fonti-rinnovabili.html ).
Quanto alle altre fonti tradizionali, come il carbone ed il petrolio, si tratta di fonti per la produzione di energia al momento più economiche, ma con maggiore potere inquinante. Inoltre, soprattutto nel caso del petrolio e del gas naturale, espongono a forti rischi di dipendenza politica ed economica nei confronti dei paesi produttori, soprattutto in considerazione del loro tendenziale inevitabile progressivo esaurimento.

In conclusione, aldilà delle legittime riserve e dei razionali timori nei suoi confronti, l'energia nucleare, pur non rappresentando una scelta ideale, ha peculiarità tali da renderla probabilmente una soluzione irrinunciabile, in Italia come nel resto del mondo. Rimane tuttavia sensato ed opportuno, da parte dei governi più responsabili, cercare di differenziare quanto più possibile le soluzioni per l'approvvigionamento energetico nazionale, rendendo queste soluzioni complementari tra di loro ed associandole ad interventi finalizzati alla riduzione del fabbisogno energetico complessivo, sia attraverso politiche di educazione ed induzione al risparmio, sia con interventi finalizzati alla riduzione degli sprechi e delle dispersioni della rete di distribuzione dell'energia elettrica.

martedì 24 febbraio 2009

UN ESAME CRITICO DELLE FONTI ALTERNATIVE DI ENERGIA

Negli ultimi cinque anni, la combinazione di alti prezzi dell’energia e preoccupazioni in merito al riscaldamento globale ha generato richieste e appelli a favore di un’intera gamma di nuove fonti energetiche da parte di tutto lo spettro politico, da Ralph Nader a John McCain; anche T. Boone Pickens, il petroliere texano, e Al Gore, l’ambientalista, hanno annunciato dei progetti che mettono una forte enfasi sulle fonti rinnovabili come il solare e l’eolico. Inoltre, l’amministrazione
Bush ha chiesto di porre fine alla nostra “dipendenza” dal petrolio straniero, e così oggi l’amministrazione Obama.

È una vera e propria stranezza per l’attuale mania per le energie rinnovabili
il fatto che originariamente il petrolio fosse un carburante verde, e che abbia ridotto l’inquinamento dovuto al carbone del Regno Unito. Infatti, il petrolio prese piede come alternativa ai biocarburanti, soprattutto l’olio di balena usato nelle lampade.
Benché le energie rinnovabili abbiano un ruolo importante nell’approvvigionamento energetico, la realtà è che troppo spesso ottengono una specie di passepartout dal punto di vista analitico. Molte delle proposte non supererebbero il test della risata se portate avanti da grandi imprese private, ma vengono accolte da attivisti e politici senza una seria riflessione in merito ai loro costi o ai benefici. Questo articolo vuole porre l’enfasi proprio sull’efficienza economica.

Non vi è dubbio che molte delle nuove fonti di energia riducano l’inquinamento, ma le
questioni da porsi sono, in primo luogo, se i specifici inquinanti rappresentino i migliori obiettivi e, in secondo luogo, se i loro benefici sono il meglio che si possa ottenere a parità di spesa. Non tutto l’inquinamento presenta lo stesso livello di danno ambientale, e differenti carburanti e tecnologie, ovviamente, forniscono diverse quantità di benefici. Limitarsi a dire che si dovrebbe perseguire qualsiasi tipo di approccio di riduzione dell’inquinamento è del tutto inefficiente; i confronti fra i relativi costi e benefici consentono un uso molto più efficiente delle nostre scarse risorse finanziarie.
"Le crisi energetiche non ci hanno ancora sopraffatto, ma lo faranno se non agiremo rapidamente. […] La cosa più importante, in queste proposte, è che l’alternativa potrebbe essere una catastrofe nazionale. Ogni rinvio può influire sulla nostra forza e potenza come nazione."
Presidente Jimmy Carter

Il 18 aprile 1977, il presidente Jimmy Carter pronunciò il suo famoso discorso in cui definiva le crisi energetiche come l’equivalente morale della guerra e proponeva varie misure come risposta, fra le quali l’istituzione della Synthetic Fuels Corporation per promuovere le energie alternative, principalmente scisti oleosi e gassificazione del carbone, oltre all’erogazione di sussidi per l’energia solare e quella eolica. (Su un piano più banale, egli incoraggiò anche il risparmio energetico e un maggiore utilizzo del carbone.) In tutta la nazione spuntarono pannelli solari termici, perfino sul tetto della Casa Bianca, le società petrolifere svilupparono (o acquistarono) divisioni di energia solare, vennero eretti impianti per l’energia eolica in molti luoghi e fu finanziata la ricerca in una varietà di fonti di energia esotiche. Si disse che l’auto elettrica era proprio dietro l’angolo, e la Chrysler, per citarne solo una, abbandonò la propria linea di vetture più grandi. La maggior parte di tutto ciò si rivelò una scelta poco saggia, per usare un eufemismo.
Si scoprì che tutti i modelli computerizzati, tutti gli economisti e i consulenti, le organizzazioni governative e le compagnie petrolifere, si erano sbagliati in merito a una continua crescita dei prezzi e alla scarsità delle risorse disponibili. La convinzione che i mercati fossero miopi nel non aumentare i prezzi in maniera sufficiente a rendere assolutamente necessari i carburanti sintetici si dimostrò solo arroganza da parte di molti esperti.
La Synthetic Fuels Corporation fu un totale fallimento, i pannelli per il solare termico e le turbine eoliche ebbero numerosi problemi tecnici e gli americani tornarono al loro amore per i veicoli grandi, premiando Ford e General Motors per la loro “preveggenza” (e punendo così la Chrysler). E le auto elettriche restano ancora oggi “proprio dietro l’angolo”. Gli sforzi per promuovere la cogenerazione ebbero come risultato dei successivi attacchi da parte di avvocati dei consumatori, che contestavano il pagamento di prezzi al di sopra di quelli del mercato.

Viene fortemente reclamizzata
la capacità di creazione di posti di lavoro delle energie rinnovabili come quella eolica e quella solare. Ma se questo tipo di energie non sono economicamente autosufficienti senza significative sovvenzioni, la loro capacità di creazione di posti di lavoro non dovrebbe essere una caratteristica sufficiente a far riversare miliardi di dollari di nuovi sussidi.

Dimenticare in modo consapevole e sistematico i difetti delle nuove fonti di energia è
una strategia che ha una lunga storia. Le prestazioni estremamente scarse dei veicoli elettrici sono state a lungo trascurate dai loro fautori. Eppure, è difficile pensare ad altri prodotti considerati desiderabili che presentino delle simili limitazioni: forse un televisore che funzioni solo 16 ore al giorno? O che stia acceso solo 3 ore ogni 8?
"Solo due anni fa, i veicoli elettrici sembravano la risposta alle preoccupazioni per il rumore, l’inquinamento e la distruzione ambientale, che sono conseguenze del motore a combustione interna. La California aveva in programma di richiedere all’industria automobilistica di costruire e vendere decine di migliaia di auto elettriche all’anno nel Golden State. Poi, le autorità di regolamentazione hanno accettato a malincuore il fatto che gli automobilisti si sarebbero ribellati se fossero stati costretti a guidare automobili alimentate da costose batterie che avevano un’autonomia di meno di 100 miglia e avevano bisogno di quasi otto ore per ricaricarsi. Ora, i veicoli elettrici sono tornati di moda. Il cambiamento più grande nelle loro prospettive è venuto dall’emergere improvviso della tecnologia delle celle a combustibile a prezzi accessibili […] il nuovo consorzio spera di produrre inizialmente dalle 10.000 alle 50.000 autovetture all’anno alimentate con pile a combustibile, partendo commercialmente nel 2004."
The Economist, 18 dicembre 1997.

È sorprendente che una tecnologia così incredibilmente complessa e costosa come quella delle automobili a celle a combustibile a idrogeno nel 1997 fosse considerata (da alcuni fautori come Jeremy Rifkin) quasi pronta per il mercato, nonostante il fatto che la produzione d’idrogeno non fosse ancora economica, che non ci fosse un sistema di distribuzione per il carburante a idrogeno, che la tecnologia delle celle a combustibile fosse ancora eccessivamente onerosa, e che i sistemi di immagazzinamento fossero ingombranti e inefficienti.

Mentre i conservatori sono inclini a concentrarsi interamente sui costi relativi delle varie
fonti di energia, i sostenitori delle energie alternative adottano una tattica diversa. Di solito affermano che: a. l’economia non è molto importante; b. le energie alternativesono grossomodo economicamente sostenibili già ora (o possono essere rese tali attraverso delle politiche governative); oppure c. i benefici intangibili sono superiori a un’economia scadente.
Tuttavia non si tratta di una questione di costi e benefici puri, quanto piuttosto di costi e benefici relativi. Gli Stati Uniti hanno molte opportunità per ridurre il consumo energetico, le emissioni di carbonio e/o le importazioni di petrolio, e il loro bilancio è comunque limitato. Pertanto, spendere il denaro in modo saggio significa generare il massimo beneficio, presupponendo che per realizzare questi obiettivi sia necessario ricorrere al denaro dei contribuenti o dei consumatori. Come illustrato nella seguente tabella, il costo dell’eolico è prossimo alla concorrenza con altre fonti, mentre il fotovoltaico è ancora troppo costoso per poter essere competitivo al di fuori degli usi di nicchia. Le sovvenzioni sono enormi per entrambi, benché l’eolico non ne abbia bisogno e il fotovoltaico semplicemente non sia pronto a dare un contributo significativo al nostro fabbisogno energetico.Eppure, molti sostengono che le energie rinnovabili siano la risposta al problema degli
alti costi dell’energia, il che è un po’ come Maria Antonietta che suggerisce ai contadini senza pane di mangiare brioches.
Costi per la generazione d’elettricità (espressi in Cent/kwh)
Carbone polverizzato 4.3
Geotermico 4.4
Ciclo combinato a gas naturale 4.7
Eolico 4.8
Biomassa a circuito aperto 5.1
Nucleare 6
Solare termico 12.6
Fotovoltaico 21
Prezzo dell’elet
tricità negli Usa nel 2006 sul mercato all’ingrosso 5.9

Greunsprecht, 2005.

È raro sentire qualcuno ammettere che le fonti di energia rinnovabile abbiano delle carenze, a meno che non si tratti di loro oppositori. Purtroppo, con le fonti rinnovabili esiste una varietà di problemi che solitamente viene ignorata, incluso il requisito di ampi terreni, la concorrenza con i prodotti alimentari, l’intermittenza della fornitura, e gli inquinanti. Benché l’etanolo possa avere dei chiari benefici ambientali, esso ha anche una serie di conseguenze negative, fra le quali l’elevato fabbisogno energetico per i fertilizzanti, la sua trasformazione e il trasporto, anche se spesso tutto ciò viene esagerato. L’impatto sui prezzi dei prodotti alimentari a livello mondiale è stato piuttosto evidente, anche se dovrebbe mitigarsi nel lungo termine. E il carburante a etanolo porta con sé una varietà di sostanze inquinanti, compresi più elevati livelli di acetaldeide e formaldeide rispetto alla benzina normale, ma anche maggiori composti organici volatili. A loro volta, le celle fotovoltaiche possono contenere dei materiali pericolosi che possono essere rilasciati in caso di incidenti, mentre gli impianti per la concentrazione del solare di solito usano petrolio o sali fusi, e quasi tutti gli impianti richiedono sostanze come lubrificanti e fluidi idraulici.

In conclusione, promuovere tecnologie non ancora pronte per il mercato significa soltanto sprecare denaro e danneggiare la loro immagine agli occhi dei consumatori. Le limitate risorse
del nostro bilancio dovrebbero essere reindirizzate, dando sovvenzioni nettamente inferiori al solare (che non ne ha bisogno) e al fotovoltaico (non ancora ampiamente perseguibile). Il denaro risparmiato dovrebbe essere speso in ricerca per ridurre i costi del fotovoltaico e migliorare le tecnologie delle batterie, che renderebbero più attraente una varietà di fonti di energia e il loro uso. Ma soprattutto va riconosciuto che la capacità economica di una determinata tecnologia energetica ha come risultato l’adozione diffusa della tecnologia stessa da parte dei consumatori, il che è molto più utile degli obblighi governativi. Questo è il motivo per cui il risparmio energetico ha dato un forte contributo negli ultimi tre decenni.

Michael C. Lynch
(Presidente di Strategic Energy and Economic Research e ricercatore presso il Center for International Studies del Massachusetts Institute of Technology)

Brani tratti da:
http://brunoleonimedia.servingfreedom.net/OP/63_Lynch.pdf

domenica 22 febbraio 2009

PD: CASO INOPERABILE


«E in ogni caso il partito è in uno stato di tale fragilità che uno strappo avrebbe rischiato di trasformarsi in una frattura, ed uno scossone in un terremoto».
(Nicola Latorre)

"Potremmo chiamarlo istinto di conservazione. E in sé non è certo una pulsione negativa. Naturalmente, si tratta poi di vedere cos’è che l’istinto porta a conservare: e qui il discorso può prendere pieghe assai diverse. Ieri, ad esempio, lo stato maggiore del Partito democratico - i capicorrente, la nomenklatura - ha deciso che quel che andava conservato era lo status quo del Pd: ed ha imboccato la via dell’elezione di Dario Franceschini. Può darsi si tratti di una scelta saggia, anche se è lecito dubitarne" (...)
"La prima (cosa), non semplicissima da spiegare, è in base a quale logica - dopo aver per mesi contestato la linea politica di Veltroni e chiesto cambiamenti visibili - tutti i capicorrente, di fatto nessuno escluso, abbiano acclamato il suo vice: che del segretario in questi mesi ha condiviso ogni scelta, e dal quale non pare voler prendere le distanze. La seconda, è perché i tanti candidati in pectore manifestatisi in questi mesi - da Letta a Finocchiaro, da Bindi a Bersani - si siano ieri accomodati in prima fila, con le deleghe ben alzate in favore di Franceschini, lasciando al solo Arturo Parisi l’onere della battaglia. E la terza - per fermarsi qui - è quale interpretazione lo stato maggiore del Pd pensa verrà data all’esterno dell’elezione di un leader sul quale nessuno di loro (dei capicorrente, intendiamo) ha mai scommesso un euro nei ricorrenti e futuribili «totosegretario». Ma tant’è: non era tempo di battaglia, non era tempo di farsi avanti per dover poi magari rispondere tra cento giorni di un eventuale nuovo rovescio elettorale. E viene francamente da chiedersi che pesci avrebbero pigliato se la generosità di Dario Franceschini - travolto dalla rapidità degli eventi, e comunque messosi disciplinatamente a disposizione - non li avesse temporaneamente tirati fuori dai guai." (...) "parlava ieri al telefono una delegata ex diessina che aveva appena accettato, per stato di necessità, di votare Dario Franceschini: «Ascoltami, abbiamo preso una decisione di buon senso. Perché anche le primarie, se devono andare come a Firenze, non sono sempre una soluzione. Adesso si tratta solo di vedere come il buon senso incrocerà l’umore e le esigenze dei nostri elettori...».

Federico Geremicca http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/politica/200902articoli/41258girata.asp

Già, è proprio questo il vero problema: l'umore e l'esigenze degli elettori del PD. Il partito ha deciso di rimandare ad ottobre le scelte vere, andando avanti senza sostanzialmente nulla mutare, ma quello che non riuscirà ad evitare, prima di allora, sarà una pressocché certa severa bocciatura da parte dei suoi elettori. Alla quale sembra già consapevolmente rassegnato.

Scrive a questo proposito Giampaolo Pansa sul Riformista: "Non mi ha fatto né caldo né freddo la caduta di Walter Veltroni. Anche perché è fuggito nel peggiore dei modi, lasciando il suo partito in mutande. E alle prese con un miliardo di problemi. Ha tagliato la corda davanti a un sondaggio negativo per il Pd. Vale a dire di fronte a una previsione che i leader veri dovrebbero considerare soltanto numeri di carta."
http://www.ilriformista.it/stories/Prima%20pagina/53423/

giovedì 19 febbraio 2009

LA VICENDA DEL PUZZLE DEL PAPIRO EGIZIO DI TORINO


E' allo stesso tempo incredibile ed affascinante la storia del 'Papiro Reale', l'antichissimo papiro egizio conservato al Museo Egizio di Torino, uno dei quattro musei egizi più importanti nel mondo (assieme a quelli del Cairo, di Londra e di Parigi). Il 'Papiro Reale' (detto anche 'Canone Reale') deve la sua importanza al fatto di costituire uno dei più importanti e completi documenti esistenti che riportino, oltre ad una introduzione sui re semidivini del Periodo Predinastico dell'Egitto, l'elenco delle dinastie e dei nominativi dei faraoni dall'unificazione dell'Alto e Basso Egitto fino al momento della sua compilazione, insieme al numero dei loro anni di regno. Il solo altro riferimento per lo studio della storia dell'antico Egitto è rappresentato dal documento scritto da Manetone, storico di epoca ellenistica, dal quale però differisce per alcune date. La stessa età del Papiro Reale ce l'hanno tre tavole di pietra, una proveniente dal grande tempio di Karnak, una da una tomba di Saqqara (antica necropoli di Menfi) e una dal tempio di Abydos, che però contengono elenchi incompleti e privi di riferimenti temporali.
Scritto più di tremila anni orsono, in un periodo risalente almeno alla XVII dinastia egizia o, forse, al regno di Ramesse II (1290 a.C. – 1224 a.C.) il Canone Reale è un papiro, lungo m 1,7 ed alto m 0,41, con iscrizioni in ieratico (una versione semplificata dei più complessi geroglifici) su entrambi i lati. Fu ritrovato praticamente intatto e completo nella necropoli di Tebe dal diplomatico piemontese Bernardino Drovetti all’inizio dell’800, ma purtroppo subì gravi danneggiamenti durante il suo trasporto in Italia, dove arrivò ridotto a un penoso cumulo di più di 160 frammenti. I primi tentativi di ricostruzione e lettura del papiro sono dovuti a Jean François Champollion (uno dei più famosi egittologi della storia, grazie al cui genio fu possibile decifrare la Stele di Rosetta, scoperta durante la campagna di Napoleone in Egitto, dando un contributo fondamentale alla comprensione della scrittura geroglifica) ed a Gustavus Seyffarth. Sono stati necessari tantissimi anni, più di un secolo, per riuscire a rimettere i vari frammenti in un ordine che sembrasse sensato. Quella che è possibile vedere adesso è la ricostruzione fatta dall’egittologo Giulio Farina, che sigillò i resti del documento tra due lastre di vetro nel 1938. Per la verità questa ricostruzione non è mai risultata essere certa e completa, essendo, tra l'altro, rimasti senza collocazione alcuni piccoli frammenti.
E veniamo ad oggi. Come riportato in un articolo di Vittorio Sabadin su lastampa.it , due autorevoli inviati del British Museum di Londra, Richard Parkinson e Bridget Leach (quest'ultima una dei massimi esperti mondiali in restauri di papiri), hanno recentemente fatto richiesta al Museo Egizio di Torino di poter studiare proprio quei frammenti avanzati alla ricostruzione effettuata dal Farina, ma che erano stati studiati e descritti minuziosamente nel 1959 da Alan Henderson Gardiner, uno dei più eminenti egittologi del novecento. Dopo l'imbarazzo ed il panico iniziale, i responsabili del museo, guidati da Elvira D'Amicone, egittologa del ministero , sono fortunatamente riusciti a ritrovare questi frammenti dimenticati in un armadio dei sotterranei del museo di Torino, dove erano stati diligentemente riposti da circa settant'anni. Dopodiché, con la mediazione del sovrintendente alle Antichità Giovanna Maria Bacci che ha concesso i visti necessari (per legge i reperti custoditi non appartengono infatti al museo, ma allo Stato italiano), questi frammenti sono stati messi a disposizione degli studiosi inglesi presso un laboratorio di restauro all'ultimo piano del museo.
Ebbene, dallo studio di questi frammenti, è risultato chiaro che la ricostruzione effettuata dal Farina non fosse corretta e che dunque tutti i frammenti del Papiro Reale vadano ricollocati in maniera diversa. Cosa che, possibilmente, sarà effettuata a Londra avvalendosi delle più recenti e aggiornate tecniche moderne. La direttrice del museo, Eleni Vassilika, ha dichiarato raggiante: "è una scoperta importantissima: è possibile che si debbano rivedere le date delle dinastie e aggiungere nomi di faraoni". Ed è pertanto possibile che vadano corretti i libri di storia dell'antico Egitto.



Link dell'articolo pubblicato su lastampa.it (dal quale è tratta anche la foto):
http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/arte/grubrica.asp?ID_blog=62&ID_articolo=1164&ID_sezione=117&sezione=News

sabato 14 febbraio 2009

ONE STEP BEYOND: MASTELLA

"Mastella candidato PDL alle europee"
http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/politica/200902articoli/41015girata.asp

Oramai non ci possono essere più dubbi sul fatto che la strategia del PDL sia quella di reincarnare la vecchia e 'gloriosa' DC, occupando l'area conservatrice cattolica in Italia. Direi anche che, nel coerente perseguimento di tale strategia, il PDL sta avendo successo: un Mastella ripescato al PDL (dopo essere stato sottratto ai centristi del PD) è un Mastella tolto all'UDC.
Riuscendo a guardare le cose con cinico realismo e considerando la politica essenzialmente come una guerra, una guerra per i voti e per il potere, non si può non riconoscere che questa guerra il PDL la stia vincendo (così come questa guerra la sta perdendo lo schieramento del centro-sinistra ed il PD, che non riesce a tenersi in piedi per l'inconciliabile incongruenza delle due sue anime).
Dal mio personalissimo punto di vista, non sono mai riuscito a sentirmi un 'forzista' convinto, neppure all'esordio di quella novità politica - Forza Italia - che qualche margine d'illusione poteva forse pur concederlo. Ma ho convintamente votato per quello schieramento, semplicemente perché lo ritenevo l'unica alternativa possibile al centro-sinistra (che con altrettanta convinzione non condivido).
Allo stato attuale, non riuscendo a rinunciare al principio (romantico?) che la politica debba mantenere un alto valore ideale, non mi rimane che sperare nella nascita di un vero schieramento liberale in Italia (per il quale, ne sono convinto, ci sarebbe lo spazio oltre che la necessità).
Probabilmente un'altra illusione.

Il grande problema politico in Italia, che riguarda sia il PDL che il fu-PD, è che vince lo schieramento che riesce a conquistare il centro. Un po' come con gli scacchi: chi controlla il centro scacchiera riesce a condurre il giuoco.

Questa è una maledizione che riguarda i sinceramente liberali, come i sinceramente progressisti, e che finisce col premiare sempre e comunque i Mastella, i Casini, gli ex-Dc inossidabili, i filo-clericali.

Solo un leader veramente forte e capace potrebbe riuscire a non rimanere soggiogato da un quadro simile. Ma l'unico sul campo, a quanto pare, ha deciso di non farlo.

martedì 10 febbraio 2009

RICOMINCIAMO DA QUI

"Signor Presidente, cari colleghi, in questi mesi, come è mia abitudine, ho molto ascoltato. Ma oggi mi sento moralmente in dovere di prendere la parola. Vi parlo per ciò che sono io, per quello che rappresento per i cittadini: un medico, un uomo di scienza che, per più di cinquant'anni, è stato vicino ai malati di cancro (che ha aiutato a guarire e a vivere a lungo, molto a lungo), ma vicino anche alla sofferenza, al dolore, alla morte.

Per questo da molti anni ho lanciato il movimento per il testamento biologico e, su questo argomento, ho scritto quattro libri (non uno, ma quattro libri), per un totale di duemila pagine. Perché il tema è complesso, è difficile, è delicato. Per questo sono sconvolto oggi.

Sono sconvolto dalla singolare, direi assurda, procedura cui stiamo assistendo. Una legge dello Stato, che riguarda la libertà individuale, verrebbe sbrigativamente decisa sull'onda delle emozioni sollevate da un caso mediatico. Perché questo è il caso di Eluana: un caso mediatico. Perché non ha nulla di diverso, dal punto di vista scientifico e umano, da altri centinaia di casi di coma vegetativo permanente nel nostro Paese, di cui nessuno si occupa. Dietro a una legge emanata per Eluana non ci sarebbe, dunque, né logica, né razionalità, ma essenzialmente un'onda emotiva, che per sua natura è passeggera e, soprattutto, è una cattiva consigliera.

Non c'è dubbio che il caso di Eluana sia stato accompagnato da una pessima informazione. Ma questo non è un alibi per evitare di affrontare lucidamente il problema. Si tratta di un problema di civiltà, che riguarda l'invasione della tecnologia medica nella vita umana.


Mi trovo d'accordo con il filosofo cattolico, cattolicissimo, Giovanni Reale, quando vede nel caso di Eluana - sono sue parole - un abuso da parte di una civiltà tecnologica che vuole sostituirsi alla natura. Quando avverte che si è perduta la saggezza della giusta misura e la Chiesa e il Governo sono vittime di questo paradigma dominante, che vorrebbe tenere in vita Eluana contro la natura e, infine, quando cita Papa Wojtyla, che, rispondendo ai medici che gli offrivano di continuare a curarlo, disse: «Lasciatemi tornare alla casa del Padre».

Vedete, mantenere insieme un complesso di organi e cellule in una vita artificiale è un atto contro natura: oggi, tecnologicamente la medicina è in grado di mantenere in stato vegetativo un corpo senza attività cerebrali quasi all'infinito, ma il fatto che lo si possa fare tecnicamente, non significa che lo si debba fare eticamente.

Penso sia una mostruosità e come me la pensano migliaia e migliaia di cittadini, terrorizzati dalla prevaricazione violenta della medicina tecnologica nella propria vita. Lo dico da uomo di scienza: la tecnologia non ha limiti in sé e se noi, la società e le sue istituzioni non ci impegniamo a tracciare questi limiti rispetto alla vita dell'uomo, chi mai lo potrà fare?

Conosco bene la normativa italiana sul diritto di cura, perché ogni giorno la applico e la vivo insieme ai miei medici e ai miei malati: la nostra legge garantisce la possibilità di rifiutare ogni trattamento, anche di semplice sostegno, come le trasfusioni di sangue e la nutrizione artificiale; abolire questo dritto sarebbe un atto molto grave, che minaccia alle radici il principio di libertà individuale, base irrinunciabile delle democrazie moderne. Voglio pertanto fare un appello alla ragione e alla coscienza di tutti noi e di tutti voi, in quanti membri del Senato, vale a dire di questa Camera alta, di questa istituzione a cui la gente guarda come un punto fermo nella confusione dei momenti di crisi"

Umberto Veronesi

Brano tratto dal suo intervento al Senato durante la discussione del DDL a proposito della sospensione dell'alimentazione artificiale nei soggetti in stato vegetativo permanente


PS: da segnalare anche l'intervento di Pietro Ichino, pubblicato oggi su La Stampa
http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&ID_articolo=5583&ID_sezione=&sezione=



lunedì 9 febbraio 2009

GUARDIAMO IL CIELO

"Quasi invidio tutti quelli che da una parte e dall'altra, e sembravano molti, dispensavano e dispensano certezze. Io non ne avevo e non ne ho. E ora guarderemo il cielo."

Scritto da tal Giuseppe Prezzolini sul sito del corrieredellasera.it tra i commenti alla notizia della morte di Eluana Englaro

domenica 8 febbraio 2009

IL SIGNIFICATO DEL CASO ENGLARO SENZA IPOCRISIE

Aldilà delle perplessità puramente politico-istituzionali e quelle su alcune discutibili affermazioni (Vuole togliersi soltanto una scomodità" riferito al padre di Eluana) e comportamenti (il pretendere l'unanimità in CdM anche da parte di ministri dubbiosi come la Prestigiacomo) del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, considero quello suscitato dal caso Eluana un momento di reale crescita di maturità e consapevolezza civica del paese. Che non passerà invano.

Trovo sincero e profondo - e non solo dal punto di vista emotivo - il senso di partecipazione, il reale coinvolgimento (a prescindere dai diversi schieramenti) della grandissima parte dei cittadini al caso di Eluana. E questo lo trovo umanamente confortante. Un po' come avvenne al momento del dibattito per altre grandi battaglie civili nel nostro paese, come il divorzio e la interruzione volontaria della gravidanza.

Che da questa crescita culturale ne possa derivare una reale crescita in termini legislativi, poi, è un altro paio di maniche.

Scrive oggi su La Stampa Luca Ricolfi: "Da dilemmi come questi, purtroppo, non si esce mai con una legge giusta, ma solo con una legge rispettosa, che cioè rispecchi il più fedelmente possibile la sensibilità prevalente in una certa società e in un certo tempo, e possibilmente non umili la sensibilità di chi pensa controcorrente. Per questo è essenziale depoliticizzare il dibattito pubblico. Se sai che non può esistere la soluzione giusta, se sai che il tuo punto di vista non è l’unico possibile, se sai che la risposta alla maggior parte delle tue domande è «non possiamo saperlo», diventa naturale abbandonare il linguaggio della certezza e dello scontro, e passare al più civile registro del dubbio. Non cercare di imporre le certezze della maggioranza parlamentare, ma cercare di ascoltare i dubbi della minoranza. Anche perché, non appena si parla di temi come questi, i concetti di maggioranza e minoranza diventano assai fluidi: il governo potrebbe avere i numeri per imporre una legge in Parlamento, ma un referendum potrebbe riservargli un’amara sorpresa."

Fin quì si è parlato tuttavia solo della questione del "testamento biologico", cioè della possibilità del rifiuto di terapie e trattamenti medici in situazioni che non consentano al soggetto di esprimersi.

Tuttavia, una delle mie maggiori perplessità, proprio sulla questione di Eluana ed in particolare sulla sentenza definitiva dell'ultimo grado di giudizio, riguarda le sue modalità di applicazione: consentire di togliere alimentazione ed idratazione ad un essere in stato vegetativo permanente. Facendolo così morire di inedia.

Non è ipocrita (oltre che non dimostrabile) cavarsela con un 'tanto non soffre e non sente nulla'?
Non è cinico sostenere e qualificare un atto del genere come semplice esecuzione di un parere definitivo dell'ultimo grado di un tribunale?
Non sono proprio valutazioni di questo tipo a poter, non dico giustificare, ma rendere almeno non incomprensibili le posizioni estreme assunte dal capo del governo esecutivo del paese?

Non sarebbe stato allora più accettabile (almeno meno 'disumano') sostenere una vera 'eutanasia' (parola il cui significato etimologico è "dolce morte"), cioè far sì di ottemperare alla volontà di rinuncia al proseguimento di trattamenti medici che prolunghino il suo stato attuale, ma facendolo in modo di garantire condizioni che assicurino la mancanza di dolore e di sofferenza?


L'ipocrisia più grande in questa vicenda, a mio parere, è proprio il non voler affrontare apertamente il vero tema in ballo: l'eutanasia. Trovo ancor più ipocrita, oltreché cinico, il poter ritenere 'corretto' far morire un essere in stato vegetativo permanente togliendo alimentazione ed idratazione per la sola ragione di non voler far passare questo atto per quello che dovrebbe più correttamente e civilmente essere: determinare la fine di uno stato ritenuto non più accettabile e procrastinabile nella maniera più dolce ed indolore possibile.

venerdì 6 febbraio 2009

NESSUNA CERTEZZA

Credo che siano dinamiche analoghe a quelle verificatesi nel corso del dibattito sul caso Englaro a rendere possibile il realizzarsi di eventi anche terribili come la guerra.

E' quando, perdendosi nel dibattito sui principi teorici ed astratti, nei loro dettagli, nella loro forma, si finisce col perdere la concreta percezione dei fatti, e soprattutto delle conseguenze delle proprie azioni o mancate-azioni su quegli stessi fatti.

Come quando, seguendo con cieca fede entità ritenute intoccabili e superiori - come La Giustizia o le Regole Costituzionali - ci si sottopone alla pedissequa obbedienza nei loro confronti, perdendo la consapevolezza della loro possibile fallacia, del loro possibile errore, e potendo compiere - o non impedire - atrocità anche efferate in loro nome.

Dipendesse da me affiderei al padre di Eluana la responsabilità della scelta.

Ma nessuno può sostenere che determinare la morte di un essere indifeso sia un atto di Libertà. O di Democrazia. O di Giustizia.

E che se c'è qualcuno che, in coscienza, si sente in dovere di difendere il diritto alla sopravvivenza di quell'essere indifeso, potrebbe non avere torto.

L'unica certezza è che non ci possono essere certezze su casi come quello di Eluana Englaro.

ESPERIENZA DI DISUMANIZZAZIONE

"Questo è un momento in cui la nostra inciviltà si deve mettere in discussione: non è possibile che noi non partecipiamo e non sentiamo il dolore. Come cittadino sono turbato da uno Stato che non rispetta le volontà di una cittadina e dei suoi familiari. Come credente mi sembra di vivere in una Chiesa che non ha scoperto l’umanità. La nostra Chiesa ci fa compiere un’esperienza di disumanizzazione"

Tal don Franco Barbero, ex-sacerdote certo non allineato, ma di chiara sensibilità ed intelligenza

giovedì 5 febbraio 2009

PIETOSA MORTE

Un essere incosciente, immobile, non reattivo. Un povero corpo passivo, girato e rigirato su di un lettino da diciassette anni. Ma che respira ed ha un cuore che batte, almeno finché rimane attaccato al sondino dell'alimentazione e dell'idratazione forzata. Senza alcuna speranza che questa situazione possa mutare.

Questa è oggi Eluana. L'Eluana col volto sorridente di una bella ragazza di vent'anni, rimane e rimarrà sempre nel ricordo delle persone che le hanno voluto bene, del padre in primo luogo. Ma nessuno credo possa ritenere lo stato attuale di Eluana il prolungamento della sua 'vita'. Al massimo lo si potrebbe considerare un espediente per evitare che la morte naturale sopravvenga.

Certo non è facile, forse non è possibile accettare completamente l'idea di togliere quel sondino.

Però nessuno credo possa non comprendere che che l'unico legittimo e comprensibile desiderio del padre sia solo quello di interrompere questa lunga e silenziosa agonia.

Dunque non di 'assasinio' si tratta, semmai di pietosa concessione di una morte naturale.
Che probabilmente Eluana per prima vorrebbe.

Tutto il resto è ipocrisia.


PS:
"in Germania esiste, sin dal 1999, un testo comune di cattolici e protestanti: «Disposizioni cristiane del paziente», che porta le firme del Presidente della Conferenza Episcopale tedesca cardinale K. Lehmann e del Presidente del Consiglio delle Chiese evangeliche tedesche M. Kock . Il testo ha avuto un tale successo (un milione e mezzo di copie) che ne è stata pubblicata una seconda edizione nel 2003. Un quaderno di circa 30 pagine che spiega con grande semplicità l’argomento in questione. Nel caso in cui io non sia più in grado di esprimere la mia volontà… «Non mi si deve applicare alcun intervento che prolunghi la vita se si accerta, secondo scienza e coscienza medica, che ogni intervento per mantenere la vita è senza prospettiva di miglioramento e prolungherebbe soltanto il mio morire». Ancora: «L’accompagnamento e l’assistenza medica come anche la cura devono in questi casi concentrarsi sull’alleviamento dei disagi, dolori, irrequietezza, paura, difficoltà di respiro o nausea, anche se con questa terapia non si può escludere un’abbreviazione della vita». Seguono altre precise indicazioni per il medico di fiducia, nome e indirizzo delle persone scelte come procuratori. Insomma la libertà di scelta è qui pienamente riconosciuta e rispettata, non servono i tribunali come in Italia. Domanda: come mai ciò che per la stessa Chiesa è possibile in Germania non può esserlo in Italia?»
Ermanno Genre, Prof. teologia Facoltà valdese

(Ringrazio watchdogs per la suddetta citazione)

martedì 3 febbraio 2009

MANIFESTO DEL CONSERVATORE


Prima di tutto il Vero Conservatore si guarderà bene dal confondersi con i reazionari, i retrogradi, i tradizionalisti, i nostalgici; perché il Vero Conservatore intende “continuare mantenendo”, e non tornare indietro e rifare esperienze fallite. Il Vero Conservatore sa che a problemi nuovi occorrono risposte nuove, ispirate a principi permanenti”.

Il Vero Conservatore è persuaso di essere, se non l’uomo di domani, certamente l’uomo del dopodomani”.

Il Vero Conservatore si guarderà bene del dare un sigillo religioso alla propria dottrina, perché la dottrina del Vero Conservatore non è fondata sopra una rivelazione ma sopra i fatti e il ragionamento”.

Il Vero Conservatore è per la natura contro l’astrattismo, per il provato contro il teorizzato, per il permanente contro il transeunte”.

Il Vero Conservatore accetta la necessità di cambiamenti politici, poiché la storia è cambiamento continuo; ma vuole che il cambiamento avvenga con prudenza, con calma, con successivi e tempestivi gradi”.

Il Vero Conservatore sa che la fonte maggiore del rispetto sociale è l’autorità, che l’esempio vale più dei discorsi; e quindi cercherà di essere un campione, insieme con la propria famiglia, delle virtù che fanno generalmente guadagnare l’autorità: ossia il compimento dei propri doveri, l’onestà personale, la capacità di giudizio non partigiano, il mantenimento della parola data, la specchiatezza dei costumi, la coerenza dell’azione con il pensiero, la modestia nella vita sociale”.

Il Vero Conservatore rispetta la libertà dei culti religiosi, ma non permette ad alcun gruppo religioso di esercitare influenza sulla vita politica della società”.

Il Vero Conservatore sa che l’estensione della burocrazia, (…) l’aumento progressivo delle tasse, la svalutazione della moneta sono stati sempre il principio della decadenza delle società e hanno annunziato il principio della fine della loro indipendenza”.

Il Vero Conservatore è piuttosto pessimista per natura; non crede che gli uomini nascano buoni e siano fatti cattivi dalla società, bensì che quel poco di buono che ci si può aspettare dagli uomini è il risultato lento di secoli di lotta e di compressione della società per ottenere da esseri naturalmente aggressivi uno sforzo alla collaborazione. Il Vero Conservatore sa che la devozione alla patria, il senso del dovere, il rispetto umano sono virtù di pochi”.

Il Vero Conservatore non ha nostalgia del passato, giudica severamente il presente, e non gli sorride l’immagine del futuro; egli sa che i governi son tutti, all’incirca, oppressivi, tutte le rivolte creatrici di tirannie, e le felicità sognate tutte irraggiungibili; perciò teme i trapassi, le rivoluzioni, le agonie delle attese, le turpitudini delle promesse, i trionfi dei profittatori; e dice agli uomini di contentarsi di ritocchi sensati, di riforme serie, di pazienti creazioni di nuovi sistemi”.

Giuseppe Prezzolini

("Manifesto del Conservatore", Milano, Rusconi, 1972)

Per la selezione dei brani ringrazio Camelot:

http://www.camelotdestraideale.it/index.php/2007/07/01/giuseppe-prezzolini-il-manifesto-dei-conservatori/